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Palla a Barba… A San Siro si poteva vincere!

Posted by Barbapress on Ottobre 28, 2020 in Attualità |

Rimonta per 3 volte e alla fine finisce 3-3 a San Siro. Ma in alcuni pazzi (come me) rimane quella sensazione che si sarebbe anche potuto vincere.

Dzeko pareggia subito i conti: è 1-1!
Dzeko pareggia subito i conti: è 1-1!

Se solo Mkhitaryan avesse azzeccatto l’ultimo passaggio nel primo tempo; se solo Spinazzola fosse riuscito a superare, non dico tutte le volte, ma almeno un paio di volte il suo diretto avversario (grande partita di Calabria e Saelemaekers che raddoppiava la marcatura ogni volta).

Ma poi viste le ultime 2 occasioni del Milan (Kessie e Romagnoli), tocca accontentarsi, altro che vincere a San Siro.

Dzeko e Kumbulla ancora a segno: finisce 3-3
Dzeko e Kumbulla ancora a segno: finisce 3-3

Cosa c’è nel bicchiere mezzo pieno? Segnamo ben 2 gol da calcio d’angolo (non succedeva da un’eternità!), tutti remano dalla stessa parte (avete visto l’esultanza di Dzeko sul 3-3?), rimontiamo per ben 3 volte contro il “favoloso” Milan.

Ora di nuovo Europa League e poi arriva la Fiorentina! FORZA ROMA!

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Palla a Barba… Smalling con noi, al prezzo che volevamo noi!

Posted by Barbapress on Ottobre 7, 2020 in Attualità |

Fine del calciomercato, fine della telenovela Smalling. Ed è proprio il caso di dirlo: “Tutto è bene quel che finisce bene”. Il difensore inglese è di proprietà tutto nostro e soprattutto viene acquisito dalla Roma al prezzo che voleva la squadra giallorossa.

Non sarà sicuramente una rosa completa (vedi esterno destro affidabile mancante), ma quest’anno non abbiamo ceduto nessun nostro pezzo pregiato. E abbiamo confermato Smalling e Mhkitaryan.

Pedro gol a Udine: finisce 0-1 per la Roma!
Pedro gol a Udine: finisce 0-1 per la Roma!

E in più ci siamo anche liberati di qualche p€so ingombrante sul monte ingaggi e mandato in prestito qualche giovane che non riusciva più ad esprimersi qua a Roma. Avete presente gli ultimi 10 minuti “impalpabili” di Justin Kluivert a Udine? Ecco, non vogliamo più vedere cose di quel genere. Grazie

Justin Kluivert appena arrivato a Lipsia
Justin Kluivert appena arrivato a Lipsia

Ora ci gustiamo la nostra prima vittoria in campionato e vediamo quello che succede in ambito Coronavirus. State a distanza e mettete la mascherina! FORZA ROMA

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Palla a Barba… la Roma come piace a noi (contro la Juve)

Posted by Barbapress on Settembre 29, 2020 in Attualità |

2-2 contro la Juventus e una Roma che gioca come ci piace a noi: con coraggio, carattere e aggressività. Con addirittura uno juventino espulso per doppia ammonizione, perchè arrivavamo spesso prima noi sulla palla.

62': Rabiot espulso per doppia ammonizione
62′: Rabiot espulso per doppia ammonizione

Fonseca prepara la partita benissimo, aggirando la prima pressione bianconera, e non sembra proprio un allenatore con le valigie. La mossa più importante è quella di spostare Lorenzo Pellegrini sulla linea della mediana accanto ad uno strepitoso Veretout. E così ci piace davvero.

Il giocatore romano senza più l’ansia dell’assist vincente o del gol gioca una bella partita… del resto i “piedi” non gli mancano. E poi, lasciatemelo dire, finalmente sulla fascia sinistra un vero terzino che spinge e che “ara” la fascia. Certo, la potevamo anche vincere

Clamorosi i due gol sbagliati da Edin Dzeko contro la Juventus
Clamorosi i due gol sbagliati da Edin Dzeko contro la Juventus

Sabato sera ad Udine a caccia della nostra prima vittoria in campionato, mi sembra sia arrivato il momento… FORZA ROMA!

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Palla a Barba… una partenza di campionato fantascientifica

Posted by Barbapress on Settembre 23, 2020 in Calcio |

Inizia il campionato della A.S. Roma e chi si aspettava, grazie alla nuova dirigenza arrivata il 17 agosto, un cambio istantaneo di rotta della squadra (e di tutto l’ambiente) è rimasto molto deluso.

Non tanto per la partita, 0-0 contro il Verona (poi persa per 3-0 a tavolino!), quanto per tutto quello che gli ha girato intorno: Paulo Fonseca giá “bruciato” e gli ex anti-pallottiani che adesso non sanno più con chi prendersela e ne sparano una di qua, una di lá.

Edin Dzeko, un'intera partita vista dalla panchina
Edin Dzeko, un’intera partita vista dalla panchina

Una contro Edin Dzeko, sempre il capitano della Roma, una contro Milik, “Kumbulla è stato pagato tanto”, “Zappacosta forse ci faceva comodo”, “Pau Lopez non puó più giocare a calcio”…

Tutto questo ha un solo nome: AUTOLESIONISMO! E vi ricordo che noi, proprio noi, dobbiamo solo TIFARE tutti insieme! Domenica sera prima di campionato in casa contro la Juve di Pirlo… Forza Roma!

Ibanez contro Bernardeschi in Juve - Roma
Ibanez contro Bernardeschi in Juve – Roma
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Palla a Barba… riprendiamoci la nostra “leggerezza giallorossa”

Posted by Barbapress on Giugno 8, 2020 in Calcio |

Siamo tornati, sicuramente non è stato un bel periodo a causa del Coronavirus e di Roma avevamo poca voglia di parlare. É ora, adesso, di riprenderci i nostri momenti di “leggerezza giallorossa”. Ma dove eravamo rimasti?

James Pallotta è ancora il proprietario della Roma; gli infortuni invece, in questo periodo, non si sono affatto dimenticati di noi: Pau Lopez al primo allenamento a Trigoria si è subito infortunato al polso (una microfrattura).

Pedro alla Roma, il suo nome è sempre più "caldo"
Pedro alla Roma, il suo nome è sempre più “caldo”

E poi, è ripartita la giostra del calciomercato con alcuni nomi che già sono stati abbastanza “pressanti” sui giornali, radio e siti a tinte giallorosse: il 33enne Pedro, il promettente Boga che il Sassuolo ha praticamente riscattato dal Chelsea.

Ma secondo voi… secondo voi… dopo aver visto gli ultimi numeri in rosso sui conti della Roma… di quale investimento ci possiamo fare carico in questo momento storico? Un 33enne a parametro zero che però prende non meno di 5 mld netti a stagione, o un futuribile campioncino il cui cartellino è piuttosto oneroso ma con un ingaggio nettamente alla portata e in linea con il resto della rosa?

Jeremie Boga, astro nascente del Sassuolo
Jeremie Boga, astro nascente del Sassuolo

E poi si parla di un Biraghi in entrata e un Florenzi definitivamente in uscita. Insomma, questo Covid non ha certo aiutato la società giallorossa nel suo percorso di crescita, sia con la mancata (rimandata?) cessione al gruppo Friedkin sia alla svalutazione di certi cartellini di certi giocatori.

Quello che sicuramente ci è mancato in questo periodo sono state le partite di calcio. E ora abbiamo anche la data del rientro in campo della Roma: sarà il 24 giugno, un mercoledì sera alle 21.45 contro la Sampdoria, a porte chiuse. E vedremo come sarà e come andrà. Forza sempre la Roma!

Come sarà tornare a giocare in un stadio vuoto?
Come sarà tornare a giocare in un stadio vuoto?
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Coronavirus e Fase 2, le linee guida arrivano dalla Cina… ma sono costose!

Posted by Barbapress on Aprile 6, 2020 in Attualità, Scienza |
Conte e Borrelli con il Comitato d'emergenza Covid-19
Conte e Borrelli con il Comitato d’emergenza Covid-19

Fase 2, Conte che dice una data, Borrelli ne riferisce un’altra. Gente comune e influencer sui social che si scagliano contro le istituzioni per una mancanza di chiarezza, perchè hanno bisogno di una data per stare tranquilli e riuscire a resistere nel rimanere a casa. Più che quando inizierà questa nuova fase, la cosa importante sarebbe quella di sapere cosa andremo a fare. La curiosità stavolta mi ha portato nel seguire (già lo faccio da tempo) i pezzi di Daniele Raineri su “Il Foglio”.

In un articolo della scorsa settimana ci elenca alcune linee guida che arrivano dalla Cina, dove – ricordo sempre a tutti – si è dovuto contenere la diffusione del virus in una metropoli di 11 milioni di persone, non in uno stato di più di 60 milioni di “italiani”, alcuni furbetti.

Una delle più importanti raccomandazioni che ci arriva dalla Cina è quella separare tutti gli infetti dai sani il prima possibile (il governo cinese non è trasparente, ma i medici cinesi hanno acquisito molta esperienza nella lotta contro il Covid-19). Liang Zong’an, un esperto in malattie respiratorie che è venuto in Italia a spiegare come hanno fatto a contenere il contagio a Wuhan, dice a Bloomberg News che all’inizio anche loro avevano fatto lo stesso errore.

La metropoli di Wuhan nel periodo di "lockdown"
La metropoli di Wuhan nel periodo di “lockdown”

La città cinese da undici milioni di abitanti è finita sotto lockdown il 23 gennaio, ma in una prima fase i medici cinesi accettavano negli ospedali soltanto i malati con sintomi gravi e spedivano indietro i malati con sintomi lievi per non saturare il sistema. Ai malati con sintomi lievi raccomandavano di isolarsi in una stanza di casa loro e di evitare i contatti con il resto della famiglia – ma il risultato è che molto spesso i malati con sintomi lievi trasmettevano il virus al resto della famiglia e alcuni dei contagiati diventavano gravi.

Quando i cinesi hanno capito che il virus era molto contagioso anche quando i sintomi dei malati sono lievi – oppure persino quando i sintomi non ci sono ancora – hanno cambiato strategia. A partire dal 2 febbraio, dieci giorni dopo, a Wuhan è cominciata una operazione molto aggressiva per mettere in quarantena chiunque avesse i sintomi del Covid-19 o fosse sospettato di averli o addirittura in qualche caso fosse stato a contatto con un malato.

Zhang Jinnong, capo del reparto emergenze in un ospedale di Wuhan, spiega al Wall Street Journal che secondo lui è stata la misura più importante. La nuova strategia costrinse le autorità a requisire centinaia di alberghi, di scuole e di altri luoghi per trasformarli in centri di quarantena. Inoltre cominciarono i test di massa perché a quel punto i tamponi servivano soprattutto a “vedere” come il virus stava attraversando la città, in quali quartieri stava diventando più denso, quali parti della popolazione e quali quartieri era necessario isolare.

Il "Cristallo Palace" di Bergamo pronto ad accogliere nuovi contagiati
Il “Cristallo Palace” di Bergamo pronto ad accogliere
nuovi contagiati

I test passarono da duecento a circa settemila al giorno. I malati lievi consumano la loro malattia isolati dal resto del mondo. “Basta spegnere il sistema di condizionamento dell’aria negli hotel”, dice Zhang Jinnong, per non facilitare la trasmissione. Il 3 marzo, un mese dopo il cambio di linea, l’epidemia in città è stata dichiarata “completamente sotto controllo”.

In Italia in questo momento ci sono più di cinquantamila persone infette in isolamento domiciliare e agiscono come microfocolai. Non possono uscire di casa. Anche se i positivi non escono, è probabile che trasmettano il virus ai familiari e quelli come minimo escono per fare la spesa.

Nella Fase 2 si dovrebbe trovare molti luoghi adatti a una soluzione del genere, come caserme dismesse e alberghi (tanto la stagione turistica non sarà fortissima). Si dovrebbe tenere i positivi di una stessa famiglia nello stesso luogo, ovviamente, e procedere su base locale così nessuno sarebbe lontano da casa. Sarebbe una strategia costosa, ma sarebbe senz’altro meno costosa che bloccare di nuovo tutto il paese.

I "furbetti all'italiana" a Via Sestri a Genova in tempi di lockdown
I “furbetti all’italiana” a Via Sestri a Genova
in tempi di lockdown

In pratica però c’è il rischio di ottenere l’effetto opposto, soprattutto conoscendo il popolo italiano – d’altronde il termine “furbetti” l’abbiamo ormai catalogata noi. Per non andare due settimane in quarantena, molti potrebbero tentare di sfuggire il più possibile ai test oppure non dire di avere sintomi lievi e quindi invece che una fotografia esatta del contagio si allargherebbe la parte “sommersa” – e molto pericolosa. E al posto di una separazione netta tra sani e malati ci sarebbe un gioco a guardia e ladro su scala nazionale, cosa che un paese non può permettersi durante una pandemia. Ma è adesso che occorre capire se è fattibile.

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Coronavirus e contagi, ci vediamo l’11 maggio allora?

Posted by Barbapress on Aprile 3, 2020 in Attualità, Scienza |

Quando finiranno i contagi? Perchè sto dando a molti delle mie persone care appuntamento all’ 11 maggio 2020 per poterci rivedere? É solo un’ipotesi, che però sembra esser stata confermata questa mattina da interviste radiofoniche di Angelo Borrelli, capo del Dipartimento di Protezione Civile. L’ obiettivo sarebbe la seconda settimana di maggio. Sarebbe il momento in cui, secondo le tendenze attuali, potrebbero azzerarsi le nuove diagnosi di contagio da Covid-19 sull’intero territorio italiano.

Piazza di Spagna ai tempi del Covid-19, quasi deserta
Piazza di Spagna ai tempi del Covid-19, quasi deserta

In un pezzo di Federico Fubini sul Corriere.it vengono riportati i risultati di un lavoro di ricerca dell’ Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), un centro di ricerca universitaria di Roma. E si dovrebbe arrivare alla frontiera di quota zero nei nuovi contagi registrati fra il 5 e il 16 maggio. Ma alcune regioni, Veneto e Piemonte inclusi, possono raggiungere il risultato già nella prima metà di aprile e in ogni caso quasi tutte entro il mese prossimo.

La base statistica è costituita dai dati forniti ogni giorno alle 18 dalla Protezione civile ed è stimando le variazioni quotidiane e la loro evoluzione nel tempo che l’Eief formula le proprie estrapolazioni. Il lavoro è affidato a Franco Peracchi (affiliato anche alla Georgetown University e all’Università di Tor Vergata) e verrà rivisto e ripubblicato ogni sera sul sito dell’Eief dopo gli aggiornamenti della Protezione civile.

Piazza Duomo a Milano ai tempi del Covid-19, quasi deserto
Piazza Duomo a Milano ai tempi del Covid-19, quasi deserto

L’intervallo di oltre dieci giorni fra l’ipotesi più ottimistica (5 maggio) e quella più lontana nel tempo (16 maggio) dipende dai metodi di calcolo prescelti: nel primo caso si valutano i valori mediani – quelli al centro della distribuzione delle probabilità fra le evenienze peggiori e migliori – mentre nel secondo caso si prendono in considerazione anche eventuali valori estremi e fuori dalla norma delle prossime settimane.

In ogni caso, alcune regioni sembrano decisamente più avanti di altre nel contenere l’epidemia e raggiungere l’obiettivo del giorno-zero, quello in cui nessun nuovo contagio verrà constatato dai test. In Trentino-Alto Adige quella soglia dovrebbe essere raggiunta il 6 aprile, in Basilicata il giorno seguente, in Valle d’Aosta il giorno dopo ancora, mentre in Puglia ci si dovrebbe arrivare il 9 aprile. Per le regioni più colpite d’Italia potrebbe volerci un po’ più di più tempo.

Piazza San Marco a Venezia ai tempi del Covid-19
Piazza San Marco a Venezia ai tempi del Covid-19

In base alle estrapolazioni il Veneto arriva al giorno-zero il 14 aprile, la Lombardia il 22 aprile e l’Emilia-Romagna il 28 aprile. Per il Lazio la direzione di marcia indica un obiettivo al 16 aprile, pochi giorni prima di Calabria e Campania. Ultima la Toscana, la regione dove la curva si sta piegando più lentamente, con una soglia prevista appunto al 5 maggio. Ad ora il modello non prevede le date per tre Regioni – Marche, Molise e Sardegna — perché la base dati è per il momento ritenuta non abbastanza ampie.

Le estrapolazioni sono preziose perché la popolazione, le imprese e lo stesso governo di possano formare delle aspettative sulla traiettoria delle prossime settimane. Giorno-zero quindi in tempi anche molto diversi, con uno scarto di quattro settimane fra la prima e l’ultima.

Luigi Guiso, docente di Household Finance dell’Eief e fra gli economisti italiani più influenti nel mondo, ha una proposta: utilizzare i primi territori a zero contagi per tentare sperimentazioni sulle modalità più sicure di avviare riaperture graduali delle imprese e della vita civile. «Naturalmente i blocchi alla circolazione fra i diversi territori del Paese dovrebbero restare in vigore – premette -. Ma potremmo iniziare tra qualche settimana, nelle regioni più avanzate, a misurare le modalità più sicure per ripartire». Ripartire sì, che belle parole!

Piazza Plebiscito a Napoli ai tempi del Covid-19, quasi deserta
Piazza Plebiscito a Napoli ai tempi del Covid-19, quasi deserta
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Coronavirus e il vaccino che arriverà, molti cervelli in azione

Posted by Barbapress on Aprile 1, 2020 in Attualità, Scienza |

Sarà il vaccino l’arma che ci permetterà di sconfiggere questo Coronavirus, il COVID-19. Lo ha detto anche oggi l’attuale Ministro della salute Speranza nella sua informativa al Senato mentre prolungava fino al 13 aprile le restrizioni delle misure adottate fino ad oggi. E l’impressione è proprio questa: troppi (e meno male!) cervelli si sono mossi, troppo interesse ha destato la comunità scientifica per questa emergenza che stiamo vivendo in questo maledetto 2020.

Coronavirus, quando arriverà un vaccino?
Coronavirus, quando arriverà un vaccino?

Fino a 10 gioni fa il COVID-19 è stato visto come un cristallo attraverso la riproduzione dettagliata in 3D di una parte essenziale del nuovo coronavirus, la proteasi responsabile della sua replicazione. L’analisi dell’architettura 3D di questa proteina, descritta su Science e ottenuta grazie a tecnologie all’avanguardia, consentirà, secondo gli autori, lo sviluppo sistematico di farmaci che inibiscono la riproduzione del virus.

Lo studio è stato pubblicato senza embargo, come accade per tutti i lavori che possono dare un contributo alla lotta contro COVID-19, ed è firmato dai ricercatori dell’Helmholtz-Zentrum Berlin für Materialien und Energie e dell’Università di Lubecca. L’analisi strutturale delle proteine viste nell’architettura 3D può contribuire in modo decisivo a identificare specifici punti di attacco per i farmaci.

COVID-19, dalle nuove cure al vaccino: qualcosa si farà
COVID-19, dalle nuove cure al vaccino: qualcosa si farà

E’ così che gli scienziati pensano di aver individuato in ’13b’ una possibile arma in grado di bloccare Sars-CoV-2. Si tratta di una molecola che lega e inibisce l’enzima proteasi usato dal virus per replicarsi nelle cellule infettate. Questo è considerato il bersaglio principale per colpire il virus e la sua struttura 3D, finalmente svelata grazie ai raggi X del sincrotrone Bessy di Berlino, che aiuterà a sviluppare nuovi farmaci.

L’impressione, anche di chi ha poca dimestichezza e familiarità con termini scientifici, è che presto ci sarà un inibitore o comunque un vero vaccino che potrà contrastare la diffusione di questo virus. Perchè adesso la domanda delle domande non è se il COVID-19 riuscirà ad indebolirsi con l’arrivo delle alte temperature, ma cosa succederà il prossimo autunno-inverno.

Coronavirus, milioni di scienziati al lavoro in tutto il mondo
Coronavirus, milioni di scienziati al lavoro in tutto il mondo
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Coronavirus, la linea del contagio (3): il villaggio tirolese che ha infettato mezza Europa

Posted by Barbapress on Marzo 31, 2020 in Attualità, Scienza |

Dopo la partita di Champions League dell’Atalanta e il deragliamento del Frecciarossa in provincia di Lodi, la “linea del contagio” passa anche da un villaggio tirolese dove una settimana bianca si è trasformata in un altro possibile detonatore per la diffusione del Covid-19. Ripeto anche in questa “terza puntata” che ovviamente tutto quello che segue sono fatti ma sono anche suggestioni, quindi nessuna certezza scientifica, che difficilmente si potrà ora ricostruire esattamente.

Ischgl, un borgo di 1500 abitanti in Tirolo
Ischgl, un borgo di 1500 abitanti in Tirolo

La storia è raccontata in un articolo del 22 marzo 2020 dal corrispondente da Berlino del Corriere della Sera, Paolo Valentino. Bisogna tornare indietro allo scorso 29 febbraio, quando un Boeing della Iceland Air proveniente da Monaco di Baviera atterrò a Reykjavik. A bordo erano in maggioranza turisti islandesi, giovani soprattutto, di ritorno da una settimana bianca in Tirolo, più precisamente a Ischgl, un borgo di 1500 abitanti della regione dell’Austria noto come il paradiso del dopo-sci. Sottoposti al test del coronavirus, l’Islanda era già in modalità emergenza, molti di loro risultarono positivi. Immediatamente il governo islandese dichiarò il Tirolo area a rischio.

Bastarono pochi giorni come per capire che quello islandese non fosse un caso isolato. Uno dopo l’altro, notizie di persone contagiate dal Covid-19 dopo essere state in vacanza a Ischgl cominciarono a rimbalzare in tutto il Nord-Europa, da Amburgo alla Danimarca. Il 7 marzo le autorità norvegesi sottoposero al test un gruppo di turisti che erano stati in Austria nella seconda metà di febbraio. Il giorno dopo Oslo fece un annuncio inquietante: 491 dei 1198 infettati della Norvegia erano stati a sciare in Tirolo, la maggioranza di loro a Ischgl.

Il tempio  dell'après-ski si trasforma in focolaio Covid-19
Il tempio dell’après-ski si trasforma in focolaio Covid-19

Eppure, le autorità tirolesi per oltre una settimana negarono tutto con cinismo e arroganza: «Dal punto di vista medico – dichiarava il direttore sanitario del Land, Franz Katzgraber – non è verosimile che il Tirolo sia stato focolaio di infezione». La stagione sciistica doveva continuare.

Soltanto il 7 marzo, di fronte all’evidenza norvegese e al primo caso ufficiale di coronavirus nel villaggio, ammisero la possibilità. Il contagiato era un tedesco di 36 anni che lavorava come barman al Kitzloch, la più celebre baita della movida locale. Passarono però ancora tre giorni, prima che il locale venisse chiuso. Quanto al resto del villaggio, business as usual: piste aperte, ski-lift operativi, alberghi in funzione. Non bastò neppure che anche la Germania il 13 marzo dichiarasse il Tirolo zona a rischio, dopo che era stato lanciato un disperato allarme: 200 persone che erano state in autobus a Ischgl erano risultate positive al test.

Fu necessario aspettare il 14 marzo perché da Vienna arrivasse l’appello congiunto dei ministri della Salute e dell’Interno a chiunque dal 28 febbraio si fosse trovato in Tirolo a mettersi in quarantena. Incredibile ma vero, per tutto il fine settimana conclusosi domenica 15 febbraio, alcuni impianti di Ischgl hanno continuato a funzionare. Scene di caos sono state registrate una settimana fa, con centinaia di turisti stranieri che dopo l’annuncio si accalcavano sui pochi bus a disposizione in partenza da Ischgl. Nessuno di loro è stato sottoposto a test. Molti hanno dormito domenica notte a Innsbruck, senza nessuna misura precauzionale di isolamento.

La stazione sciistica di Ischgl nel Tirolo
La stazione sciistica di Ischgl nel Tirolo

Ora (23/3) finalmente il paesino è sigillato, non si entra e non si esce. Ma è tardi, troppo tardi. A Ischgl si registrano quasi 400 contagi, il doppio di quelli di Vienna che ha 2 milioni di abitanti.

Soprattutto sono centinaia, sicuramente più di mille gli europei infettatisi direttamente nella valle alpina: la metà dei casi in Norvegia, un terzo di quelli in Danimarca, un sesto di quelli in Svezia, un centinaio di quelli di Amburgo. Incalcolabile è invece il numero di coloro che sono stati contagiati a loro volta da chi era stato a sciare nella valle tirolese e a bere al Kitzloch, contagiando a loro volta migliaia di altre donne e uomini in tutta l’Europa.

L’ombra di una stagione sciistica che ogni anno porta 600 mila vacanzieri in Tirolo è più di un indizio del colpevole ritardo con cui è stato riconosciuto e alla fine affrontato il problema.

Ischgl, incubatore di virus ma il turismo "must go on"
Ischgl, incubatore di virus ma il turismo “must go on”
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