Coronavirus, il contagio è favorito da fattori climatici?

Il clima favorisce il contagio da Coronavirus? A metà marzo, rotto ormai il modello matematico cinese (purtroppo le cifre sono più alte e ben altre qui in Italia… per un milione di ragioni), la mia attenzione si sposta su un altro versante. Ci sono degli studi, e attualmente anche in Italia se ne inizia a parlare, che dimostrerebbero che il COVID-19 corre più velocemente in determinate condizioni climatiche.
Che cosa unisce Wuhan e la provincia dell’Hubei a Milano e alla regione Lombardia, per esempio? Hanno qualcosa in comune gli altipiani dell’Iran e la Pianura Padana? Perchè in Spagna ci sono dei diversi numeri di avanzamento del contagio tra Madrid, nella parte centrale della penisola iberica, e l’Andalusia a sud dove l’inverno è sempre piuttosto mite?
Per ora, ci tengo a precisarlo, la mia curiosità è stimolata solamente da varie ipotesi che stanno facendo discutere la comunità scientifica. Ipotesi che però prendono un certo valore quando “scendono in campo” i ricercatori che lavorano nell’Istituto diretto da Robert Gallo, uno dei virologi che hanno scoperto il virus dell’HIV.

Questi studiosi hanno osservato che il coronavirus SARS-CoV-2 riesce a sostenere una sostanziale diffusione all’interno della comunità, quella cioè necessaria ad alimentare focolai infettivi, praticamente all’interno di un range di temperatura compreso tra i 5 e gli 11 gradi centigradi con un tasso di umidità compreso tra il 47 e il 79 per cento.
Questo non vuol dire che non ci siano stati casi di infezione anche in zone con condizioni meteo diverse, come per esempio ad Hong Kong dove fa molto più caldo che a Wuhan, ma che il virus in queste nuove condizioni di temperatura e umidità, non riesce a diffondersi in maniera così efficiente da sostenere un focolaio epidemico.

C’entra qualcosa il clima?
“Dopo la comparsa inaspettata di un grande focolaio in Iran – spiegano i ricercatori – abbiamo creato una prima mappa alla fine di febbraio. Da allora nuovi focolai con trasmissività significativa includono anche gli Stati Uniti nordoccidentali e la Francia. In particolare, durante lo stesso tempo, COVID-19 non è riuscito a diffondersi significativamente nei paesi immediatamente a sud della Cina. Il numero di pazienti e morti segnalati nel sud-est asiatico è molto meno rispetto alle regioni più temperate”.
E poi c’è la domanda da un milione di dollari: con l’arrivo delle stagioni più calde, primavera e estate, l’aumento delle temperature porterà ad una progressiva scomparsa del COVID-19? Una domanda che non bisognava nemmeno chiedere a BoJo, il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, che era convinto di vincere ad occhi chiusi il milione di dollari pensando che tutto sarebbe passato nel giro di pochi giorni.

Nei giorni successivi il clamoroso passo indietro del leader britannico e anche oltre la Manica si inizia a seguire il modello italiano di lotta al virus. Virus che solitamente sono più forti quando le temperature sono basse. Quando fuori ci sono dai 4° ai 10°, ad esempio, riescono a diffondersi e a passare da un ospite all’altro più facilmente e quindi riescono a sopravvivere. È così per esempio per i virus influenzali. Si spera quindi che con l’arrivo della primavera (e ormai ci siamo!) l’emergenza rientri fino a quasi scomparire in estate”. Dita incrociate.
Tag: Andalusia, Boris Johnson, China, Cina, clima, contagio, coronavirus, covid, COVID-19, Greta Thunberg, HIV, Hubei, Iran, Italia, Italy, Lombardia, Madrid, Milano, ministero, modello matematico, Robert Gallo, salute, SarsCoV2, virus, Wuhan
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[…] ad essere chiusa, prima parzialmente, poi lo sarà totalmente (lockdown). La mia curiosità sul rapporto velocità del virus e condizioni climatiche viene punzecchiata ulteriormente quando arrivano le prime immagini dai satelliti dallo spazio. […]
[…] totalmente “contagiato” dall’argomento clima, trovo molto interessante il pezzo su Repubblica di Elena Dusi (del 19/3) intitolato “La fine […]
[…] e clima, smog e diffusione del Covid-19: gli interrogativi di qualche giorno fa iniziano a farsi avanti anche nelle menti degli scienziati e, di conseguenza, anche sui giornali. […]
[…] esser stato incuriosito da numeri, modelli matematici, rapporto tra diffusione del virus e determinate condizioni climatiche, la mia attenzione viene autenticamente dalla “linea del contagio”. Non tanto come è […]