Aurelio Andreazzoli: un ritorno alla normalità!

Aurelio Andreazzoli
Cosa c’entra Aurelio Andreazzoli con questo?
Usa il sinistro come piede perno, col destro invece accarezza la palla spostandola da destra a sinistra, e poi di nuovo a destra con un colpo di tacco… e l’avversario è ormai fuori causa.
Il 18 ottobre del 2006, così, dopo il cucchiaio, la rabona, la bicicletta, l’antico doppio passo, l’elastico e il sombrero, Rodrigo Taddei durante una gara di Champions League contro l’Olympiakos sfoggia il suo “Aurelio” (ndr un fotogramma nella foto).
L’ “Aurelio” di Taddei in Champions League contro l’Olympiakos
Aurelio, proprio come Aurelio Andreazzoli, storico allenatore in seconda di Luciano Spalletti, ovvero l’ispiratore di quella giocata, colui che durante gli allenamenti spesso incitava lo stesso Taddei a provarla più spesso nei 90’ di gara.
Andreazzoli, 59enne, fresco sostituto dell’esonerato Zeman, vive da 8 anni a Trigoria, e questo dovrà essere il suo vantaggio, rispetto a qualsiasi altro nuovo allenatore in arrivo. Conosce bene l’ambiente Roma, l’ambiente Trigoria, quel malsano clima che si era creato in questa stagione con il tanto desiderato (da molti, ma non da tutti) ritorno di Zeman sulla panchina giallorossa.
L’esperienza vissuta in 8 anni al centro tecnico “Fulvio Bernardini” saranno la base da cui partire per riportare la “normalità” nella Roma. Quella normalità a cui si ispirava Luciano Spalletti, suo mentore sia ad Udine che nella stessa Roma.
Quella normalità evocata dall’allenatore di Certaldo che convinse tutti i tifosi che se Ronaldinho (nel Barcellona di Rijkaard) poteva pressare e rincorrere il terzino sulla sua fascia, allora lo stesso lavoro lo poteva svolgere anche Cassano, che invece si fermava dopo aver perso palla e rilanciato l’azione avversaria.
Certo, quella Roma, veniva da un anno “anormale”: quel 2004-2005 in cui ben 5 allenatori (Prandelli, Völler, Sella, Del Neri, Bruno Conti) si alternarono sulla panchina giallorossa; una Roma che aveva perso più partite (15) di quelle che aveva vinto (11), salva alla penultima giornata dopo aver collezionato 7 espulsioni e 87 ammonizioni in 38 partite.
La situazione attuale non è così disperata (10 vittorie, 4 pareggi, ma anche 9 sconfitte) ma bisognerà necessariamente ripartire da quei “comportamenti” che sempre Spalletti sbandierava, e non perdeva occasione di buttare in mezzo in ogni discorso, ad ogni conferenza stampa.

Spalletti ai tempi della Roma
Si dovrà tornare, se si seguirà il metodo spallettiano, ad allenarsi pensando a situazioni di campo, sia tattiche che psico-fisiche, insomma, quello che si va ad incontrare la domenica.
Rimanere in 10 uomini, gestire un gol di vantaggio, ma anche saperne rimontare 2, sapere quando è il momento di aspettare l’avversario o quando chiuderlo nella propria metà campo.
Tutti verso un’unica strada, quello dell’ “essere normali”. Un obiettivo davvero impegnativo in una città come Roma in cui basta poco per tornare alla Rometta: pro o contro De Rossi? A favore o contro Zeman? Doppia seduta d’allenamento sì o doppia seduta no?
di Piero Barbaro per “Calcissimo” del 6 febbraio 2013
@barbapress
Tag: A.S. Roma, Aurelio Andreazzoli, Barbapress, Calcissimo, Luciano Spalletti, Piero Barbaro, Trigoria, Zdenek Zeman
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