A.S. Roma: la storia giallorossa di “Jerry” Menez iniziò così
Aldo Spinelli. Oscar Damiani. Leandro Cufrè. Marco Simone. Daniele Pradè. Bruno Conti. Mettete insieme, mescolate ben bene, ecco a voi Jeremy Menez. […]

SEGNALAZIONE – La telefonata che ha dato inizio a tutto, è stata fatta da Aldo Spinelli a Daniele Pradè. […] non potendo acquistarlo per il suo Livorno, telefona al ds giallorosso che, peraltro, conosceva da un paio d’anni Jerry (così ormai lo chiamano tutti a Trigoria), ma aveva sempre dovuto rinviare qualsiasi approccio perché per il mercato il suo portafoglio mai aveva contato. Quando arrivò la telefona ta di Spinelli, Daniele Pradè era in compagnia di Oscar Damiani, procuratore, grande esperto del mercato transalpino, che non fece altro che dare ragione al presidente del Li vorno,«Daniele è proprio così, Menez è un fenomeno».
TRATTATIVA – La prima telefonata al presidente del Monaco, gelò Pradè. Siamo verso la fine di luglio del 2008, «vogliamo venti milioni di euro» la richiesta iniziale, fatta da Marco Simone, l’ex giocatore del Milan, all’epoca dirigente del club monegasco.[…] E allora, amichevole a Montecarlo. Tre agosto 2008. La sera precedente, i dirigenti giallorossi, Pradè e Bruno Conti, andarono a cena in un noto ristorante del principato, presenti il giocatore e i suoi due procuratori, Migliaccio e Bernes, i numeri uno del calcio francese, il primo è stato il manager di Zidane, oggi lo è di Nasri e Benzema, oltre che del nostro Jerry […] i dirigenti giallorossi ebbero la certezza che il giocatore sarebbe intervenuto pesantemente sulla dirigenza del suo club per convincerli a ridimensionare le pretese per il suo cartellino, richieste che, intanto, erano scese a quindici milioni, con la Roma ferma a un’offerta da nove milioni.
Menez nei giorni successivi fece la sua parte, supportato, ecco che entra in scena l’ultimo protagonista, da Leandro Cufrè […] dieci milioni e mezzo al Monaco più un milione e mezzo in premi, clausola liberatoria da ventisei milioni per il ragazzo come da richiesta di Migliaccio, quattro anni di contratto (non ci fu verso per chiudere un quinquennale). […]


