Se De Sanctis non festeggia dopo un gol di Cavani vuol dire che… ?
di Luca Fazzo per “Il Giornale”
Se non fossimo nel pieno dell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse, forse l’effetto sarebbe stato meno clamoroso. Ma visto quello che si sta scoprendo sui torbidi legami tra il mondo del pallone e quello delle scommesse, era inevitabile che il video che nei giorni scorsi ha iniziato a circolare sul web suscitasse un vespaio di interrogativi.
La partita è alle ultime battute, il risultato è sul 3 a 1. Si vede il napoletano Cavani segnare il gol che chiude la partita. Le telecamere si spostano sul portiere del Napoli Morgan De Sanctis, aspettandosi di ritrarre le consuete scene di esultanza a distanza degli estremi difensori quando segna la loro squadra. E invece la scena è totalmente diversa da quel che uno si immaginerebbe: il portiere brontola, smadonna, insomma appare visibilmente contrariato. Come se il gol di Cavani, anzichè mettere al sicuro il risultato, rovinasse qualcosa. Come se il distacco di due gol fosse quello che De Sanctis riteneva più giusto o, per qualche motivo, preferibile.
Da segnalare tre cose: che il distacco di due gol verrà ristabilito da lì a poco, grazie ad un gol del Lecce sul filo del fischio finale; che sulla partita non si sono registrate (a differenza che su Lecce-Napoli dello scorso campionato) giocate anomale; e che il disappunto di De Sanctis è talmente plateale da deporre per la buona fede del portiere.
Ma la domanda rimane, ed impazza sul web: perchè De Sanctis si arrabbia tanto?
Ufficiale! Edu Vargas è del Napoli: dalla Vergine Lo Vásquez a San Gennaro

Giovedì 8 dicembre, il giorno dell’Immacolata, mamma Pamela e il figlio maschio minore Camilo, anche lui calciatore, ma under 18, sono stati in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Lo Vásquez. Lo fanno tutti gli anni da quando Eduardo Vargas è nato.
Davanti a quella statua nel piccolo santuario vicino Casablanca, tra Santiago e l’oceano Pacifico, anche quest’anno, l’8 dicembre, sono stati in quasi 1 milione a prostrarsi, a piedi, in ginocchio, percuotendosi. Non per niente è la Vergine più venerata dai cileni.
Il fatto è che Eduardo appena nato, 22 anni fa, cominciò a stare male: allattando al seno della mamma diventava blu, perdeva il respiro, rischiava di affogarsi.
Non è ben chiaro come sia uscito vivo da quei primi mesi. Di certo c’è che per mamma Pamela e papà, Eduardo anche lui, il “miracolo” è dovuto alla grazia che chiesero alla Virgen de Lo Vásquez.
E chissà cosa ha chiesto quest’anno alla Madonnina la signora Pamela Rojas… Il giorno dopo, venerdì 9, a Quito, in Ecuador, è cominciata la cavalcata trionfale di suo figlio Eduardo – già tenuto d’occhio da club spagnoli, inglesi, e in Italia, da Inter e Lazio – verso il Napoli di Walter Mazzarri.
Un gol alla Liga di Quito nella finale di andata della Copa Sudamericana. Poi due gol in casa, a Santiago, nel ritorno, mercoledì 14 dicembre.
Duecentomila tifosi della “U” – l’Universidad de Chile – sono stati in piazza per tutta la notte a festeggiare il primo trofeo internazionale del club “azul” nei suoi 84 anni di storia.
Vargas però quest’anno vuole vincere tutto. La “U” ha già trionfato nel campionato di Apertura, e l’altro giorno ha messo le basi, battendo da ospite i tradizionali rivali della Universidad Catolica di Santiago nella semifinale del torneo Clausura, per il terzo titolo nell’anno solare:1 a 0 il risultato, con Vargas questa volta a bocca asciutta.
Nella finale la Universidad de Chile troverà il Cobreloa di Calama. E i “loini” sono proprietari del 35% del suo cartellino: è stato lì, a Calama, infatti, in una delle tante squadre del nord Atacameno che hanno il rame, il “cobre” nel nome – Cobreloa, Cobresal, i club dei minatori insomma… – che Eduardo ha cominciato a emergere.
Quando stava lì, “a un migliaio di chilometri da casa – dice oggi mamma Pamela – moriva di nostalgia. Mi telefonava, piangeva… Sono stata io a convincerlo a tenere duro” . Così l’altro giorno il padre, conducente di taxi “colectivos” a Santiago, annuncia che in Italia ci verranno in quattro: i due Eduardo, la mamma e la sorellina di 5 anni. In Cile resterà solo Camilo che nella prossima stagione giocherà nel Magallanes, serie B, sperando che non muoia di nostalgia anche lui.
Lasceranno, i Vargas, la loro casetta della poblacion Nueva Renca di Santiago. Una casa umilissima dove Eduardo torna a dormire dopo ogni partita. Faceva un certo effetto, lo scorso giovedì mattina, vederlo uscire da quella abitazione circondata da telecamere e fotografi all’indomani della notte di tripudio per la conquista della Copa Sudamericana. E’ che in Cile di grandi trofei internazionali, solo nel calcio, se ne sono sempre visti pochi: l’ultimo, la Copa Libertadores, l’aveva vinta esattamente 20 anni fa il Colo Colo.
Il pullman a 2 piani scoperto che intorno alla mezzanotte ha portato gli eroi dell’Universidad de Chile con la Copa dallo stadio Nacional – quello dove Pinochet teneva e faceva torturare gli arrestati nei giorni successivi al golpe dell’11 settembre 1973, per intenderci – fino al lussuoso Hotel Intercontinental del centrale quartiere di Vitacura, ha avanzato per due ore a 5 km/htra due ali di tifosi impazziti. Poi la cena, la festa in hotel, e il ritorno alla poblacion per Eduardo junior.
Per lui ora a Napoli c’è un contratto che parte da circa 1,3 milioni di euro, a salire, ogni anno. Solo da poco, all’Universidad de Chile, era arrivato a guadagnare 180mila dollari. Già! Un anno fa era ancora una riserva.
Ah! Quella Madonnina di Lo Vasquez…
di Pietro Raschillà – © riproduzione riservata Barbapress
Gol in rovesciata annullato ingiustamente? Non è successo solo una volta

Lo splendido goal in rovesciata annullato ingiustamente a Pablo Daniel Osvaldo in occasione di Roma-Lecce è soltanto l’ultima di una serie di reti meravigliose che sono non sono state convalidate dall’arbitro di turno, per motivazioni più o meno corrette.
Goal.com, a tal proposito, vi propone un elenco di dieci, meravigliose realizzazioni che non hanno mai trovato posto sugli almanacchi perchè vanificate dal fischio di una giacchetta nera.
Black Bloc questo sconosciuto… o no? Il signor F. raccontato da Bonini e Foschini de “La Repubblica”
E’ un “nero”. F. è pugliese, ha 30 anni all’anagrafe, una laurea, un lavoro precario e tutta la rabbia del mondo in corpo. Sabato le sue mani hanno devastato Roma.
E lui, ora, ne sorride compiaciuto. “Poteva esserci il morto in piazza? Perché, quanti morti fa ogni giorno questo Sistema? Chi sono gli assassini delle operaie di Barletta?“.

Non i poliziotti o i carabinieri a 1.300 euro al mese su cui vi siete avventati, magari. Non quelli che pagano a rate le macchine che avete bruciato. Non il Movimento in cui vi siete nascosti.
“Noi non ci siamo nascosti. Il Movimento finge di non conoscerci. Ma sa benissimo chi siamo. E sapeva quello che intendevamo fare. Come lo sapevano gli sbirri. Lo abbiamo annunciato pubblicamente cosa sarebbe stato il nostro 15 ottobre. Ora i “capetti” del Movimento fanno le anime belle. Ma è una favola. Mettiamola così: forse ora saranno costretti finalmente a dire da che parte stanno. Ripeto: tutti sapevano cosa volevamo fare. E sapevano che lo sappiamo fare. Perché ci prepariamo da un anno“.
Vi preparate? [..] di Carlo Bonini e Giuliano Foschini
LEGGI IL RESTO DELL’ARTICOLO [SCARICA PDF “LA REPUBBLICA” 17/10/11]
Italians do it better! In Italia ci piace fare i paragoni: Cutolo come Messi?
In un Padova-Brescia qualsiasi (di ieri sera, ndr) viene fuori tutto il talento di Aniello Cutolo. Nel secondo dei 2 gol realizzati ieri ci sono le movenze e le caratteristiche del grandissimo Lionel Messi: italians do it better!


Ma cos’è Kansas City 1927? Una pagina facebook, ovviamente, ma anche molto di più. Quasi un circolo giallorosso, irriverente e divertente come pochi altri (se ne facessero una ragione i tifosi delle grandi a strisce: quelle del “vento del nord”: non c’è paragone), overdose di sarcasmo e autoironia quotidiane in cui la lingua ufficiale è, naturalmente, il romanesco. “Autoterapia de gruppo“, la definiscono gli ignoti autori, e poco importa sapere davvero chi c’è dietro. Diego “Zoro” Bianchi? Valerio Mastandrea? Johnny Palomba? Poco importa, perché fra una nota e l’altra – fra Trilussa e Alberto Sordi – Kansas City è un successone.
di Lorenzo Longhi per 
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