Gela (CL) – Quattordici punti frutto di 4 vittorie e 2 pareggi. Il Gela calcio è ancora imbattuto in questo inizio di campionato ed ha la difesa più forte in assoluto. Dalla società arrivano voci che parlano di un “anno di transizione” ma se il buongiorno si vede dal mattino, i tifosi biancocelesti siciliani possono sognare. A questo positivo inizio di campionato ha partecipato anche Evangelista Cunzi che proprio una settimana fa, però, si è operato a Perugia dopo la rottura del crociato interiore e il menisco esterno. A sette giorni dall’intervento, Evangelista sta già in ottime condizioni psicologiche nonostante il brutto infortunio occorsogli: “Mi hanno detto che il recupero da questo infortunio è soggettivo: dipende da quanto mi impegnerò per tornare i miei livelli. Dopo una settimana comunque il ginocchio già risponde. Sono stato operato da uno dei migliori professori d’Italia, a Perugia, il professor Cirulli. Dopo la prima visita, ho già avuto il via libera per iniziare a fare i primi esercizi.”
A causa di una febbre post operazione, nell’ultima domenica, non è riuscito a seguire il Gela nella vittoria esterna contro il Vico Equense anche se se l’è fatta raccontare da bomber Pasca: il gol vittoria arriva dopo il palo colpito da Chiavon, direttamente da calcio di punizione, e la respinta veloce in gol di Geraldi che di testa mette in rete. Grande feeling con il centroattacco del Gela ma anche con tutti gli altri del reparto d’attacco: “Giocando con il 4-3-3, io da attaccante esterno mi stavo alternando con Criniti e Vianello mentre Pasca teneva sempre la posizione centrale. Sono tanti anni che gioco in questa categoria ma sono rimasto veramente sorpreso dalla forza di Pasca, uno che potrebbe giocare da solo in attacco, quando si dice che fa reparto da solo.”
La tifoseria del Gela
Per Evangelista Cunzi, invece, primo anno in una nuova squadra, il Gela appunto, dopo i 2 anni al Cassino. Poi la scadenza del contratto e la telefonata dell’8 agosto del direttore Donnaruma che ha fatto scegliere il Gela e Gela: “E’ stata una situazione particolare, a gennaio già ero libero di poter firmare con chiunque. Il Cassino ha adottato una strategia un po’ strana. Ho avuto un infortunio di un mese e mezzo e poi dopo poche partite una ricaduta. Non so se è per questo motivo ma alla fine non mi hanno rinnovato il contratto. Erano due infortuni non gravi quindi non penso sia stato dovuto a cause di natura fisica. Comunque nelle mie ultime 27 partite (23 a Cassino e 4 al Gela) ho segnato 12 gol. Per un attaccante esterno che gioca prevalentemente sulla fascia non mi sembrano pochi.” Fatto sta che poi arriva la telefonata estiva di Donnaruma (“Una persona che conosco già da 10 anni, mi ha sempre affascinato lavorare con lui ed alla fine ce l’ho fatta”) . Una scelta che per Cunzi si è rivelata subito azzeccata: “Dopo Catanzaro e Andria mi sono ritrovato in questa piazza che mi ha subito dimostrato che cosa significa essere attaccati alla maglia. I tifosi erano delusi dall’andamento della scorsa stagione ma hanno subito riportato un grande entusiasmo fin dalla prima giornata di campionato. Hanno dimostrato grande amore per la maglia e adesso noi dobbiamo fare di tutto per non far scemare questo entusiasmo che si è creato intorno alla nostra squadra.”
Anche il Gela Calcio dal punto di vista societario ha rappresentato una vera novità per Cunzi: “Sono rimasto sorpreso ed esterrefatto dall’organizzazione di questa società. Ho riconosciuto delle persone veramente “malate di calcio”. Sono davvero felice di aver accettato questa nuova proposta e intrapreso questa nuova esperienza professionale.” Cunzi non è riuscito a seguire la vittoria esterna della propria squadra contro il Vico Equense ma nel prossimo mese sarà più libero di dedicarsi, oltre agli esercizi fisioterapici, alla squadra per quanto possibile: “Questo primo mese rimarrò a casa a Napoli per andare una volta a settimana a Perugia dal prof. Cirulli che ha detto che mi vuole seguire passo per passo. Poi per 4-5 settimane dovrò lavorare per ridare elasticità al ginocchio. Poi dipenderà da me rientrare nel momento giusto.” Poi c’è anche la promessa fatta dai compagni a Evangelista: “Mi hanno promesso di farmi rientrare quando ci sarà ancora tanto da giocarsi. Spero davvero di rendermi utile per questa stagione del Gela.” Stagione che dalla società dovrà essere “di transizione” ma almeno nella testa dei giocatori rimane un sogno per un qualcosa di più, anche in quella di Cunzi: “Un grande successo già quest’anno sarebbe meritato per una grande piazza e un grande presidente come questo. Il pubblico, si sente, vuole emergere insieme alla squadra. Noi ci proveremo.”
Latina – Dopo la fusione del F.C. Latina con il F.C. Rondinelle di Aprilia, ecco una sola squadra in Serie D che rappresenta la più grande città dell’Agro Pontino: l’ U.S. Latina Calcio. A guidare l’attacco della squadra nerazzurra ci sono due fratelli, Rosario e Nunzio Majella, che dopo quattro giornate ancora stanno lavorando per trovare il giusto affiatamento in campo.
Il fratello maggiore Rosario gioca più sulla linea del fuorigioco, un brevilineo che cerca la profondità alla Pippo Inzaghi; il più piccolo, Nunzio, che invece fa salire la squadra, è bravo a coprire il pallone e ci mette più fisico nelle giocate.
Un inizio di stagione che entrambi si aspettavano leggermente migliore, Rosario: “Abbiamo rinnovato abbastanza la squadra, quasi più della metà dei giocatori sono diversi e ci vuole tempo per trovare i giusti equilibri in campo. Il nostro obiettivo è quello di lottare per il vertice e sappiamo che con una grande società alle spalle come la nostra ci sono tutti i presupposti per fare bene.”Anche Nunzio è della stessa idea: “Poteva andare meglio questo inizio di stagione, sicuramente non siamo ancora al 100% della condizione, stiamo lavorando e siamo attenti a non cadere in qualche piccolo infortunio che soprattutto all’inizio ti fa perdere qualcosa a livello di condizione. Io, per esempio, sono stato fermo qualche giorno e ho dovuto saltare qualche allenamento. Per rimettermi a posto ho dovuto poi lavorare il doppio degli altri.”
Rosario Majella
Condizione fisica che cresce di giorno in giorno per Rosario Majella: “Il lavoro fisico che stiamo facendo ci porterà a stare meglio piano piano. Il ritiro è andato molto bene e abbiamo svolto tutto il programma che c’era da fare.” Sulla stagione appena iniziata i commenti dei fratelli Majella sono molto ambiziosi: “Siamo fiduciosi, sappiamo che la società ha lavorato molto bene, abbiamo dei giovani che possono crescere molto e, dovendone schierare forzatamente cinque, stiamo lavorando per farli integrare al meglio nella squadra, arrivando praticamente dal settore giovanile ci vuole un po’ di tempo per arrivare ai primi risultati.” Anche Rosario pensa come tanti addetti ai lavori della Serie D che la differenza quest’anno la faranno i cinque giovani schierati dalle squadre in campionato: “Non c’è dubbio che questa nuova normativa cambierà qualche equilibrio perché cinque giovani sono quasi metà squadra e il lavoro da impostare con loro deve rivolgersi nello stesso momento a farli lavorare con calma cercando però di fargli rubare ogni minimo segreto da noi più anziani.”
Nunzio Majella
A livello professionale per il più giovane dei fratelli, il 23enne Nunzio, quella del Latina è sicuramente una grossa occasione: “E’ un’esperienza prestigiosa giocare qui nel Latina, poi trovarmi con mio fratello più grande mi dà una grossa spinta per fare meglio, stiamo lavorando tanto per intenderci in campo.” Per il più esperto Rosario invece continua la militanza nella squadra pontina dopo aver segnato 75 gol in tre anni: “Spero di riconfermarmi anche dal punto di vista personale anche se l’obiettivo è quello comune a tutti: vincere il campionato. Solo il campo ci dirà la verità.” Sembra finita anche prima di iniziare la questione che ha portato Nunzio Majella ad essere escluso dalla rosa nella scorsa settimana “per motivi disciplinari”, come letto sul sito ufficiale della squadra. Tutto risale alla gara contro il Fondi quando al 50’ mister Sibilia ha deciso di cambiare Nunzio, sul risultato di 0-0, per far entrare un attaccante dalle caratteristiche diverse. La “classica” sostituzione poco gradita da un giocatore che vuole continuare a dare il proprio apporto alla causa. “E’ stato un gesto di stizza, non ho gradito il cambio perché mi sentivo bene e la partita era ancora tutta da giocare. Ho già chiesto scusa al mister, alla società e a tutti i compagni. Spero di rientrare in rosa il prima possibile.”
C’è tutto il campionato per fare bene per i fratelli Majella che hanno giocato già insieme qualche anno fa nel Savoia perdendo la finale play off arrivando ad un passo dalla vecchia Serie C. Il più grande Rosario ci racconta il suo tipo emozione nel trovarsi al proprio fianco il fratellino: “Fa sicuramente effetto giocare con Nunzio come partner d’attacco. Da giocatore più esperto mi permetto di dargli qualche consiglio ma senza esagerare. Per me, in campo, siamo una grande famiglia, tutti professionisti che si mettono a disposizione l’uno per l’altro.” Della stessa idea anche Nunzio: “Quando si scende in campo devo per forza pensare che Rosario sia un giocatore come tutti gli altri. Per me è il massimo giocare al fianco con mio fratello: abbiamo anche delle caratteristiche diverse che ci fanno trovare bene insieme, abbiamo già giocato due partite insieme ma ancora non siamo riusciti completamente a sbloccarci entrambi. Solo i gol ci potranno dare ragione. La strada è lunga.”
Tortona (Alessandria) – Chiarezza e tranquillità. E’ questo quello che si chiedono tutti coloro che gravitano intorno al Derthona Calcio durante la stagione appena iniziata. Una richiesta che non cambia i suoi connotati dopo la pesante (nel risultato) sconfitta per 3-0 contro il Savona. Tre gol di scarto che non rispecchiano assolutamente l’andamento della gara secondo il mister piemontese Diliberto: “Abbiamo affrontato la candidata numero uno per la vittoria finale del campionato e dopo un inizio ad handicap, dove abbiamo subito un gol, siamo riusciti a costruire più di un’azione pericolosa: basta pensare all’occasione di Sorrentino che dopo aver superato il portiere non è riuscito a centrare la porta per il gol del pareggio. Poi da una nostra disattenzione difensiva, un rinvio sbagliato, è nata la seconda rete del Savona che al 44’ ci ha letteralmente tagliato le gambe. Nel secondo tempo è arrivato il loro terzo gol in contropiede ma il risultato non rispecchia i valori in campo: non ci sono tre gol di differenza tra i più forti liguri e noi.”
Di questi tempi comunque non si può lamentare mister Diliberto che in questi giorni deve pensare forse anche ad altro oltre alle questioni di spogliatoio. Il presidente Vittorio Massano si è dimesso, cedendo la sua quota a Mehmet Hysa. Dopo un primo periodo dove i leoncelli sembravano sull’orlo della smobilitazione, alla fine se ne è andato solamente l’uomo più rappresentativo, Daddi. “Arriviamo a giocare queste partite in un momento molto delicato sia a livello societario che a livello tecnico visto che abbiamo assemblato una squadra tutta nuova. Dal punto di vista societario, si sa, quando le cose al timone non vanno bene ne risente tutta la squadra fino all’ultimo elemento. Speriamo che le cose si mettano a posto nel più breve periodo possibile.” Oltre a questo c’è un altro fattore tecnico che non va giù all’allenatore del Derthona, il sistema difensivo della squadra: “Abbiamo subito già otto gol in campionato e dobbiamo migliorare questo aspetto perché non possiamo fare così tanti errori. Parlo sia di errori individuali, sia di reparto che di squadra. Sugli otto gol presi almeno cinque-sei sono tutti per nostre disattenzioni.”
Eppure i leoncelli sono quasi al top della condizione: “Dal punto di vista fisico siamo abbastanza bene. Penso ad un buon 80%, siamo quasi vicini al 100%.” Le ambizioni di mister Diliberto rimangono tali nonostante una partenza non proprio eccezionale: “Siamo partiti per migliore la settima posizione raggiunta dalla squadra nella scorsa stagione e stiamo lavorando per questo. Io sono dell’idea che il pallone va giocato a terra e secondo me con questi principi ce la faremo ad arrivare al nostro obiettivo stagionale.” Opinione comune di quest’anno è quella che riguarda la nuova regola dei 5 giovani da presentare in gara, chi avrà i più forti vincerà il campionato. Mister Diliberto: “Noi siamo messi discretamente anche se mi rendo conto che le squadre che vedo superiori a noi hanno dei giovani sicuramente più bravi dei nostri.”
Lo stadio del Derthona Calcio
Come esperienza personale mister Diliberto non vuole lasciarsi scappare l’occasione di allenare una squadra come il Derthona Calcio: “Per me è un onore e sono orgoglioso di poter allenare una squadra che ha una storia ed un passato come questo. Personalmente poi spero che quest’esperienza sia un trampolino di lancio per arrivare più su possibile.” Un trampolino sul quale vorrebbero salire anche i tifosi dei leoncelli che, nonostante i guai societari, continuano a supportare la loro squadra: “I tifosi continuano a seguire la squadra nonostante questo periodo di incertezza. In casa forniscono un ottimo apporto e noi lo sentiamo. E’ logico che nei confronti della società abbiano qualcosa da ridire ma, come tutti noi, pretendono solo chiarezza e tranquillità.” Chiarezza e tranquillità.
Roma – Quando si nomina L’Aquila purtroppo i ricordi tornano allo scorso sei aprile quando la vita di tutti gli abruzzesi è cambiata, e non di poco. A settembre però oltre al rugby a L’Aquila si è tornati anche a giocare a calcio. Dopo cinque mesi esatti, infatti, L’Aquila Calcio torna a giocare nel campionato di Serie D e torna anche a vincere la prima gara contro l’Elpidiense per 4-0.
Dopo il bis contro il Morro d’Oro, domenica prossima sarà la volta della Civitanovese arrivare al Comunale “Tommaso Fattori” per sfidare la squadra aquilana. Mister Cifaldi quest’anno ha un motivo in più per far bene con la squadra abruzzese: “Quello che è successo ad aprile ci dà ancora più responsabilità e ci spinge a dare il massimo. Con i miei ragazzi cerco sempre di esprimere il miglior calcio possibile. Dopo il terremoto mi sembra anche che la tifoseria si sia stretta molto di più alla squadra, che si sia creato un buon feeling e questo ci potrebbe aiutare in campo, quando giochiamo in casa, con il cosiddetto dodicesimo uomo in campo.”
Sia L’Aquila che la Civitanovese si presentano con sei punti in classifica e due vittorie nelle prime due partite. Per i padroni di casa di mister Cifaldi grande fiducia dopo il dominio e la vittoria nella trasferta di Morro d’Oro con l’aiuto di seicento calorosi tifosi aquilani. Una rete per tempo: il vantaggio al 14′ grazie a Ruscitti, che segna in ribattuta dopo una traversa centrata da Villa su punizione; secondo gol al 75’, sempre dopo una punizione questa volta calciata da Pietrella, con Ruggeri che segna e corre ad esultare sotto il settore ospiti. Sempre l’allenatore degli aquilani: “Abbiamo vinto una buona partita, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Potevamo chiuderla prima ma siamo stati anche un po’ sfortunati prendendo due legni. Comunque nel secondo tempo abbiamo legittimato il risultato con una buona prova”.
Archiviata la trasferta di Morro d’Oro si inizia subito a pensare alla Civitanovese: “E’ un’ottima squadra che ha uno dei migliori allenatori a livello nazionale, uno dei più conosciuti anche nel mondo professionistico (Jaconi, ndr). Ha vinto in tutte le categorie in cui ha partecipato con le sue squadre, un vero e proprio lusso per la Serie D. Ha ottimi elementi da usare, sono usciti bene dal ripescaggio e hanno costruito una grande squadra con elementi fuori categoria. Basta pensare all’attacco con Fuakuputu che è andato ancora a segno domenica scorsa. Sicuramente sarà la squadra che primeggerà per tutto l’anno.” Il mister Cifaldi poi pensa alle proprie armi da sfruttare per una gara che si aspetta sicuramente difficile: “E’ una partita che rispecchierà la verità. Affronteremo la migliore e vedremo di che pasta è fatta L’Aquila Calcio. Sarà importante l’approccio alla partita ma anche tutta la gestione della gara da affrontare con la stessa intensità che ho visto nelle prime gare.” Cifaldi si dimostra sicuro nelle sue parole anche perché testimone oculare di una buona condizione psico-fisica della sua squadra: “Il morale è sicuramente alto dopo le due vittorie ma sappiamo bene che nel calcio è importante quello che viene dopo e non quello che è stato. Non dobbiamo essere presuntuosi e giocarci le nostre carte. Anche dal punto di vista fisico stiamo bene. Domenica scorsa, nonostante il 2-0, abbiamo chiuso in attacco, sintomo di una buona condizione.”
Seconda gara di campionato e seconda vittoria anche per la Civitanovese che, contro il Luco Canistro, continua a confermare le aspettative di inizio anno, aspettative che accreditano la squadra marchigiana come una delle migliori destinate al salto di categoria tra i professionisti. Mister Jaconi però mantiene la calma: “Le prime partite del campionato possono essere di difficile interpretazione perché ancora i valori delle squadra non sono ben definiti. La partita contro L’Aquila non sarà assolutamente uno spartiacque, non ci saranno promossi e bocciati, siamo solo alla terza giornata. L’unico mio rammarico sarà quello di dover pensare ai sostituti di Gentile, che accusa ancora i postumi di un infortunio della scorsa settimana, e di Albanesi espulso contro il Luco Canistri.” I complimenti del prossimo avversario, mister Cifaldi, non scalfiscono la modestia e la tranquillità di Jaconi: “Ringrazio il mister dell’Aquila ma penso che gli allenatori non abbiamo molti meriti perché sono i giocatori quelli che scendono in campo, sono loro i veri protagonisti, noi possiamo solo consigliarli al meglio”.
Modestia del mister della Civitanovese che esce fuori anche quando gli si ricorda che la sua squadra è vista da tutti gli addetti ai lavori come la migliore del campionato: “Al momento diventa difficile stabilire chi potrà condurre e vincere il campionato di quest’anno. Per me ci vorranno almeno una decina di partite per capire. Continuo a pensare che vincerà la squadra che avrà i migliori cinque under. Ribadisco ancora una volta che il mio lavoro è piuttosto penalizzato da questa normativa perché non sono io che faccio la formazione perché questa è fortemente condizionata da ciò che ci viene imposto dal regolamento. Non penso sia un modo corretto di fare questo lavoro. Per questo chi avrà i migliori giovani per me vincerà il campionato.”
Diego Armando junior, dalla sabbia ai campi d’erba
Castellammare di Stabia (Na) – Dalla sabbia ai campi d’erba, era questo il salto che voleva compiere Diego Sinagra, se volete Diego Armando Maradona junior, nella stagione che è già partita nella Seconda Divisione della Lega Pro. Più precisamente il figlio naturale del più celebre Maradona si è allenato con la Juve Stabia dopo un’estate passata sui campi del beach soccer dove ha contribuito allo scudetto del Napoli Beach Soccer.
Un’esperienza e una scelta che Diego ha gradito molto: “E’ stata un’estate bellissima. Abbiamo vinto lo scudetto partendo da sfavoriti e siamo riusciti a battere squadre più quotate come Milano, Terracina e Cervia.” Nonostante si giochi sulla sabbia il riferimento e la passione per il calcio rimane immutata: “E’ uno sport diverso, anche il modo di divertirsi è diverso ma alla fine c’è sempre un pallone e l’obiettivo è sempre quello di fare gol.”
Diego Armando jr.
Poi la comparsa della Juve Stabia. Non era la prima volta. Già tre anni fa infatti, Maradona junior era in procinto di passare nella squadra dell’ex presidente Cesarano allenata dal vulcanico Capuano. Poi, un passo indietro e la chance per Diego che sfuma. Nemmeno un mese fa la chiamata al telefono dell’attuale direttore sportivo Gigi Pavarese, amico di vecchia data del calciatore classe 1986: “Ci siamo sentiti con il direttore Pavarese che mi ha fatto i complimenti per la conquista dello scudetto. Io e Pavarese siamo legati da un’amicizia profonda. Fu lui, quando ero nelle giovanili del Napoli a farmi firmare il mio primo contratto”. Poi, mercoledì scorso il colloquio con la società in cui si decideva di non proseguire questo rapporto calcistico: “Abbiamo deciso così entrambi. Loro avevano anche qualche giocatore di troppo nella rosa che non sono riusciti a vendere. Non sono deluso, anzi sono contento che si sia parlato chiaro fin da subito perché questo anno non lo posso proprio sprecare. Devo giocare tanto e forse alla Juve Stabia non c’era questa possibilità.”
Come detto, dalla sabbia all’erba, è stata tutta un’altra storia, anche dal punto di vista fisico: “Ci ho messo un po’ ma adesso ho recuperato al 100%. Mi sono bastati 3-4 giorni di lavoro specifico per smaltire il lavoro svolto sulla sabbia. Mi sono allenato con la Juve Stabia dal 18 agosto.” Diego Sinagra aveva puntato la Seconda Divisione della Lega Pro e con la squadra di Castellammare di Stabia voleva tornare sui campi da calcio per far vedere quello che è in grado di fare. Dopo 3 giornate Diego seguiva la Juve Stabia in tv: “Ho visto le prime partite alla tv, soprattutto le prime due gare mi sono piaciute tanto nonostante non siamo riusciti ad ottenere il massimo dei punti in palio. Nella prima gara, contro il Gela in casa, abbiamo disputato un’ottima prima frazione, poi dopo c’è stato un calo, non so di che natura, forse ci siamo un po’ distratti e pensavamo di aver già vinto. Contro il Monopoli invece c’è stato annullato un gol regolare e oltre alle nostre pecche si è aggiunto anche un pizzico di sfortuna. Bisogna andare avanti.”
Il sentire parlare Diego in prima persona plurale lasciava intendere che l’accordo era vicino. Diego si era già inserito nel gruppo, aveva descritto le grandi qualità sia umane che tecniche: “La Juve Stabia, dal punto di vista tecnico, è una squadra fortissima. Sicuramente non è una squadra allestita per una Seconda Divisione ma molto di più: è stato fatto un lavoro strepitoso. Dal punto di vista umano, invece, ho trovato dei ragazzi fantastici, uniti con un solo obiettivo in testa. Meglio di così non mi poteva andare.” Ci sarebbe stato molto da imparare da questa esperienza a Castellammare di Stabia, anche dal mister Rastelli, uno che i campi della Serie A li ha calcati per più di 100 volte nel Piacenza (prima di andare al Napoli, ndr): “Il mister è preparatissimo. Sento che può insegnare tanto. Anche l’aver individuato il problema iniziale del campionato in un fattore psicologico vuol dire che questa situazioni sa benissimo come affrontarle.” Verbi al passato perché ormai la Juve Stabia appartiene al passato di Diego Armando Maradona junior: “Per me, questa alla Juve Stabia, era un’occasione importantissima perché mi trovava al massimo delle mie possibilità. Era e rimane una piazza che viene solo dopo Napoli in Campania. Non avendo avuto questa possibilità di poter giocare, ora aspetterò un po’ per vedere dove andare a giocare. Una cosa è sicura, continuerò a giocare a pallone.”
Posted by Barbapress on Settembre 3, 2009 in Calcio | ∞
La presentazione del nuovo allenatore che diventa più triste del giorno precedente, quello dell’addio di Luciano Spalletti. Era facile intuire che il gesto dell’allenatore toscano avevo reso contenti un po’ tutti: due anni di contratto risparmiati alle povere casse giallorosse, firme rispettate invece per tutti i collaboratori.
Rosella Sensi, patron dell’ A.S. Roma
Tutto questo non è bastato a Rosella Sensi, presidente della A.S. Roma, che se non ha dato del “codardo” a Spalletti, poco ci è mancato. L’accusa del comandante che lascia la nave prima che affondi è davvero troppo!
Poi, il mercato “studiato e mirato” che forse per la prima volta nella storia della squadra capitolina non ha visto muoversi neanche un soldo. Eccettuando il riscatto della metà di Motta, ecco Guberti, Burdisso, Lobont “rotto” e Zamblera (la riserva nella nazionale giovanile del quinto attaccate della rosa, Okaka). Mourinho direbbe: “zeru milioni!”.
“Complimenti” al Presidente Rosella Sensi, qui di “studiato e mirato” c’è solo la figuraccia.
Rovigo – Una grande partenza in campionato per accendere nuovamente l’entusiasmo a tutto l’ambiente vicino al Rovigo Calcio. E’ questo quello che si augura il direttore tecnico della squadra veneta Daniele Simeoni. Dopo una stagione di sofferenza, un ripescaggio, le difficoltà economiche e tecniche che ormai sono all’ordine del giorno in tutto il mondo del pallone, il Rovigo Calcio si appresta a ripartire nel campionato di Seconda Divisione Lega Pro.
La squadra di patron Scerra deve rifarsi di una stagione fallimentare “salvata” solo dal ripescaggio che ha decisamente fatto tornare il sorriso ai tifosi veneti dopo l’ultima pesante sconfitta sul Giulianova per 3-0 all’ultima giornata. “E’ stata una retrocessione che spero ci abbia insegnato qualcosa e che sicuramente oggi ci fa ripartire nella giusta dimensione. L’anno scorso sono venute a mancare troppe cose fondamentali, quelle componenti tecniche ma soprattutto umane che sono troppo importanti nello sport e nello spirito di un gruppo.”
E’ proprio su queste componenti che la società veneta si è concentrata per questa nuova stagione: un allenatore con esperienza e grandi capacità. Sempre Simeoni: “Carmine Parlato è l’uomo giusto per noi, conosce bene l’ambiente ed ha delle indiscutibili capacità tecniche. Attorno a lui abbiamo una struttura professionale composta da professionisti: oltre all’allenatore quindi abbiamo anche noi un preparatore dei portieri, un preparatore atletico, fisioterapisti. Stiamo continuando a costruire quel progetto di qualità iniziato da qualche tempo, ripescaggi o meno, serie professionistica o dilettantistica che sia.” Il direttore tecnico del Rovigo non dimentica e tralascia il discorso legato ai giovani, anche e soprattutto in un calcio che a livelli meno importanti della Serie A riconosce delle grandi problematiche aziendali e soprattutto economiche: “Reputo il settore giovanile il presente e il futuro del Rovigo Calcio. Nel calcio d’oggi c’è sempre più difficoltà nel trovare i contributi per lavorare al meglio. Bisogna lavorare sul “prodotto locale”, far crescere i giovani giocatori dalle prime categorie giovanili e cercare di portare i migliori elementi in prima squadra.”
Un immagine di Rovigo-Sangiovannese 4-3
Il discorso del direttore Simeoni torna quando si va ad analizzare la composizione della rosa per la stagione 2009/2010: sei giocatori d’esperienza ed un ventina di giocatori giovanissimi provenienti anche dal settore giovanile: “Abbiamo allestito sicuramente una squadra di categoria. Con noi ci sono giocatori validi a livello tecnico ed anche a livello umano per non ripetere gli errori della scorsa stagione. Adesso sta al mister cementare e formare un bel gruppo tra questi giocatori. Abbiamo scelto di comporre la rosa in questo modo con la freschezza di tanti giovani giocatori che saranno supportati dall’esperienza dei cosidetti veterani.” Tutto pronto per il Rovigo Calcio e il mister partenopeo Parlato per ben figurare in questa stagione. E’ proprio questo l’obiettivo della società che ci spiega ancora Simeoni: “Fra le tante difficoltà che sicuramente troveremo abbiamo questo obiettivo: ben figurare con l’aiuto naturalmente del risultato sportivo. Nel calcio si può fare bella figura ma se questa non è supportata dai risultati non si va da nessuna parte. E poi dopo due stagioni piuttosto deludenti vogliamo a tutti i costi far tornare l’entusiasmo tra la gente di Rovigo appassionata di calcio. Un nostro desiderio ma anche un’esigenza che ci può tornare utile.”
Per il direttore della squadra veneta, l’ambiente e il clima che circonda la squadra deve necessariamente tornare ad essere quello di una volta: “Non mi posso certo lamentare di tutto quello che sta intorno al Rovigo Calcio. L’ambiente è ottimo anche se proveniamo da due stagioni non certo entusiasmanti. Troppa sofferenza. Sono convinto però che con una buona partenza in campionato potremo riaccendere l’entusiasmo del pubblico. Una voglia di calcio che ci darà, sono sicuro, la spinta giusta per superare tutti gli ostacoli che ci troveremo davanti di volta in volta.”
Posted by Barbapress on Agosto 13, 2009 in Calcio | ∞
Álvaro Negredo Sánchez (Vallecas, 20 agosto 1985) è un calciatore spagnolo, che gioca come attaccante nel Real Madrid.
Carriera
Cresce calcisticamente nel Rayo Vallecano, prima di essere acquistato nel 2005 dal Real Madrid, che lo manda in prestito al Castilla, la squadra riserve. Le buone prestazioni convincono l’allora allenatore del Real, Fabio Capello, a convocarlo in prima squadra per alcune partite di Copa del Rey; il giocatore rimane però in panchina. Nel luglio 2007 viene ceduto in prestito all’Almería, squadra con cui segna, tra l’altro, il gol della vittoria contro il Real il 2 febbraio 2008. Termina la stagione 2007-2008 con 13 reti all’attivo. La stagione 2008-2009 invece termina con ben 19 reti, e finito il prestito torna al Real Madrid.
Nel mese di agosto 2009, si parla di un possibile interessamento della Associazione Sportiva Roma nei suoi confronti. L’eventuale trasferimento nella capitale è stato parzialmente confermato dalla stampa sportiva italiana e dallo stesso agente del calciatore.
L’ultima news al 13 agosto 2009:
Negredo «alleato» dei giallorossi
Nonostante le offerte di Hull City e Zenit – si parla di 18 milioni di euro proposti al Real e un ingaggio superiore ai 2 milioni inclusi i premi – l’attaccante ha bloccato il trasferimento. «Negredo vuole solo la Roma – conferma il suo agente Camano – ma ora la società giallorossa deve convincere il Real: possiamo aspettare al massimo altri due-tre giorni». La Sensi ha chiesto personalmente a Florentino Perez il prestito, ma di fronte alle offerte di Hull City e Zenit la situazione si è complicata a sfavore della Roma. Ale. Aus.
Posted by Barbapress on Agosto 9, 2009 in Musica, Storia | ∞
Centinaia di fan dei Beatles, provenienti da ogni luogo, sono arrivati ieri davanti gli studi musicali di Abbey Road a Londra per il 40 anniversario di una delle più famose fotografie della storia della musica: quella dei ‘Fab Four’ che attraversano la via su un passaggio pedonale.
Nel quartiere borghese di St John’s Wood, a nord est della capitale inglese, i nostalgici del gruppo si sono riuniti alle 11.15 precise per commemorare la seduta di foto che si concluse con lo scatto riprodotto sulla copertina dell’ultimo album dei Beatles, ‘Abbey Road’.
Preparazione per la foto di Abbey Road
Il 6 agosto del 1969, John Lennon, Ringo Starr, Paul McCartney e George Harrison improvvisarono una scena singolare, entrata nell’immaginario collettivo grazie alla foto dello scozzese Iain McMillan. In fila indiana, attraversarono le strisce pedonali, lo sguardo in alto, le gambe divaricate. Per primo Lennon, tutto vestito di bianco. Subito dopo Ringo Starr in abiti normali. Leggermente distanziato, McCartney a piedi nudi, con una sigaretta nella mano destra. Harrison, in camicia e pantaloni jeans, chiuse la processione. I fan presenti sul luogo hanno intonato in omaggio al gruppo qualcuno dei migliori hit del gruppo.
Tony Bramwell, ex manager dei quattro di Liverpool, era presente come 40 anni fà. «Oltre Paul e Ringo – ha detto – sono la sola persona in vita presente oggi qui. È fantastico vedere che tutto ciò continua. Malgrado le rivoluzioni musicali di questi ultimi 40 anni e i nuovi generi, i Beatles sono sempre i numeri uno». Secondo Bramwell, McCartney e Starr oggi erano incollati davanti la tv per vedere l’avvenimento. «Non si sono certo stancati a rivangare i ricordi. D’altronde – ha spiegato – chi potrebbe averne abbastanza di essere un Beatles?».
Uno degli organizzatori della cerimonia, Richard Porter, proprietario di un caffè vicino dedicato proprio ai Beatles, si è detto «sbalordito» dal numero degli ammiratori. «La foto – ha detto – è così facile a copiarsi e normalmente lo è. È semplice ed è come un luogo di pellegrinaggio in memoria dei Beatles». Il gruppo registrò quasi tutte le sue canzoni negli studi musicali di Abbey Road.