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DAY 4: Frequency Festival, “Ya, das ist gut”!!!

Posted by Barbapress on Agosto 18, 2014 in Attualità, Musica |

Più di 100 interpreti, 7 palchi dove esibirsi, quasi 16 ore consecutive di musica no-stop e francamente ancora non ne avevamo abbastanza. Si conclude così la più grande rassegna di musica austriaca organizzata dalla radio FM4.

Ultima giornata elettrica a dir poco fin da quando, anzi soprattutto, compaiono sul palco dello Space Stage i “The Subways”. Billy Lunn e Charlotte Cooper danno vita all’ora e mezza forse più intensa di tutta la manifestazione: il gruppo inglese con “Rock & Roll Queen”, “Oh yeah” (se ne ricorderanno i fans della serie televisiva “O.C.”) e soprattutto “We don’t need Money to Have a Good Time” fanno letteramente impazzire il pubblico… ma non solo!

Perchè anche Billy Lunn “impazzisce” si mette in testa di praticare il vero “stage diving”: durante l’ultimo pezzo si butta in mezzo al pubblico e si fa portare a spasso in giro per il Green Park; non contento si arrampica sulla struttura della regia luci e si ributta (da un’altezza non meno di 3 metri) di nuovo tra i fans che lo riaccompagnano sul palco per chiudere canzone e esibizione. Roba da Frequency Festival!

Frequency Festival 2014 © VIENNA.AT

Sullo Space Stage seguono poi Editors e “The Kooks” ma tutti sono ormai in attesa di Brian Molko e ovviamente dei Placebo. Il gruppo inglese “viene in pace” come dice il proprio frontman e ai pezzi dell’ultimo album (Loud Like Love) non possono certo mancare alcuni storici come “Meds” e “Every Me Every You”.

Non si fa fatica a parlare di un gruppo completamente rigenerato dalle ultime critiche, una band che lascia spazio alle quelle riflessioni tipiche dei Placebo ben accompagnate dai consueti vortici di effetti e distorsioni.

Placebo am Frequency Festival 2014 in St. Pölten – © APA/HERBERT P. OCZERET

“My computer thinks I’m gay”, così inizia “Too many friends”, una canzone sulla quale Molko pone una notevole attenzione anche prima della sua esecuzione: è la fotografia di un’epoca che si sta lasciando controllare dalla tecnologia, dove i rapporti umani diventano più banali fino ad arrivare al loro assottigliamento.

Ma non possono saltare il giro per la band inglese anche le immancabili “The bitter end” e “Special K” che fanno saltare tutti, come ogni singolo concerto, con un’energia quasi inspiegabile per essere a fine concerto. Chiusura con “Infrared” anche se i raggi in realtà sono verdi, ma va bene così! Alla fine non rimane che dire “Ya, das ist gut”!

di Piero Barbaro per la “Voce d’Italia“del 18/8/2014

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