Vietato il topless sulle spiagge del Ticino, vietato girare a piedi nudi per la città, ammaestrare gli animali in strada, dar da mangiare a gatti e piccioni, far vedere panni stesi dalla strada, aggiustare la macchina sul suolo pubblico, battere i tappeti fuori orario… e così via, per un totale di 45 pagine di comportamenti proibiti. Ma Pavia arriva buon ultima.
A Capri è vietato camminare con gli zoccoli fin dal 1960, e da allora la febbre dei divieti non ha risparmiato nessuno. A Voghera è vietato sedersi in più di 3 persone sulle panchine, ma solo di notte; a Viareggio, invece, sulle panchine è vietato solo metterci i piedi.
Vietati castelli di sabbia, buche, raccolta delle conchiglie, passeggiare sulla spiaggia senza maglietta ad Eraclea, vicino Venezia. Ancora consentito… un tuffo a torso nudo!
E se “i panni sporchi si lavano in famiglia”, guai però a esporre il bucato nei caruggi di Genova! Quanto alle effusioni, attenzione: a Eboli multe di 500 euro per chi si bacia in auto. Vietato l’amore dunque? Sì, ma anche la guerra. A Pordenone una lite in strada può costare una multa da 25 a 500 euro…
E la lista potrebbe continuare… Ma intanto a Trento spunta il divieto al divieto: non si possono rubare o danneggiare cartelli di divieto.
23 agosto 2006, periferia di Vienna: una ragazza corre, grida aiuto…
Nessuno sa che sta scappando da una prigionia lunga 8 anni; nessuno sa i 3096 giorni passati in una stanza di 5 metri quadri, senza finestre, due porte, una metallica, l’altra di cemento e acciaio.
Nessuno sa di un rapitore, Wolfgang Priklopil, che la chiamava, chissà perché, Bibiana; che le proibiva di alzare lo sguardo e guardarlo in faccia.
Nessuno sa le notti ammanettata al letto, la prima passeggiata un anno e mezzo dopo il rapimento.
Nessuno sa i suicidi tentati, i sogni di fuga soffocati dalla paura di essere riacchiappata e uccisa.
Fino a quella mattina di fine agosto: Bibiana è in giardino a lavare la macchina di lui, Wolfgang al telefono, il cancello aperto…
Bibiana scappa, corre, grida… nessuno sa e nessuno ascolta. Allora bussa alla porta di una vicina “Sono Natascha!”. E ricomincia a essere se stessa. Arriva finalmente la polizia.
Quella sera il carnefice esce di scena buttandosi sotto un treno. Natascha è libera. La sua prigione è vuota. C’era entrata bambina, di 10 anni; ne è uscita giovane donna, di 18. Sorprendendo tutti, decide di comprarla quella prigione…
Il resto è cronaca di una normalità tutta da inventare… il resto è imparare a guardare negli occhi la gente.
Finalmente l’hanno preso, Osama, e l’hanno fatto fuori. Non aspettavano altro, da dieci anni. Da quell’11 settembre che li risvegliò con la brutalità del crollo delle Torri Gemelle. E’ l’America, bellezza!
Loro, gli americani, una volta colpiti, fanno sempre così: feriti, umiliati, trafitti al cuore… fanno la conta delle forze, si rialzano e non mollano più la presa. Come se avessero bisogno di una motivazione più forte. O forse, come se dovessero scontare un peccato profondo e quel colpo ricevuto a tradimento ne rifondasse un’innocenza da riscattare e vendicare.
C’è Tom Sawyer nel loro sangue, ma anche la Lettera Scarlatta e il capitano Achab di Moby Dick, c’è il sogno della Frontiera e della libertà, ma anche il ferro e il fuoco della Conquista e dell’Impero.
E’ accaduto all’Alamo…, a Custer al Little Big Horn… E’ successo ancora con la Grande Depressione e il Giovedì Nero… e a Pearl Harbor. Il mondo cambia, ma l’America quel riflesso condizionato di tanto in tanto torna a manifestarlo. Come se ne avesse bisogno.
Dal Vietnam all’Afghanistan, l’American Dream, il Sogno americano, deve espiare per rilanciare la sua forza potente e rinnovare un modello.
Deve purificarsi attraverso l’oltraggio subito e, qualunque siano il costo e i mezzi, affrontare il nemico che è venuto a devastare il Giardino terrestre o la Terra Promessa. Pellirossa e giapponesi, messicani e talebani siano ricacciati all’inferno. Purché viva e trionfi l’America… cioè pellirossa e giapponesi, messicani e musulmani… e italiani, irlandesi, greci, portoricani…
di Guido Barlozzetti per “Uno Mattina” del 5/5/2011
Roma, 1 mag. (TMNews) – Un milione e mezzo almeno i fedeli accorsi a Roma per la cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. É la nuova stima della questura, esaminando le immagini dall’alto raccolte dell’elicottero della polizia che sorvola Piazza San Pietro e le zone limitrofe.
Immagini spettacolari che rimandano una Piazza San Pietro stracolma, al limite massimo di presenza, che inquadrano un’imponente presenza di persone in via della Conciliazione, in Piazza Pio XII, Piazza del Risorgimento, Largo Giovanni XXIII e in tutte le aree che si estendono lungo un raggio di circa 500 metri da piazza San Pietro.
Ma non solo: una vera e propria “marea umana” si è raccolta anche davanti ai 14 maxi schermi che seguono la cerimonia, al Circo Massimo, in piazza Adriana, nelle piazze delle basiliche come Santa Maria Maggiore e di San Paolo, nei giardini di Castel Sant’Angelo, persone che affollano anche il Lungotevere.
Continua con un 2-2 interno la travagliata stagione del Fondi di mister Trillini costretta al pareggio interno contro il Campobasso.
In una stagione difficile che ha visto, a dicembre, l’esonero dell’allenatore Liquidato, e dove lo stesso allenatore attuale viene invitato dalla tribuna a farsi da parte, è riuscito a trovare spazio nella squadra pontina un giovane portiere classe ’91, Matteo Cerreti. Se nella prima partita contro il Brindisi la porta è rimasta inviolata, alla seconda uscita ci sono stati quattro gol al passivo per il giovane estremo difensore del Fondi: “Nella prima gara ero molto soddisfatto, uno zero a zero figlio di… [..]
Non si è andati oltre lo 0-0 al “Ceravolo” di Catanzaro tra la squadra locale e l’Isola Liri di mister Grossi.
Se per l’Fc è retrocessione matematica, è invece un masticare amaro quello dell’allenatore dei laziali che non riesce a conquistare l’intera posta in palio contro gli ultimi in classifica del girone C: “Volevo vincere qui in Calabria. Cosa non ha funzionato? Probabilmente, anzi sicuramente sono venute meno… [..]
Posted by Barbapress on Aprile 28, 2011 in Calcio | ∞
Madrid, 27 aprile 2011 – E’ stata una manifesta superiorità del Barcellona. I catalani hanno battuto 2-0 il Real Madrid al Bernabeu ed hanno già messo un piede nella finalissima di Wembley.
Alla delusione della serata, Cristiano Ronaldo, che ha dato diversi segnali di nervosismo durante tutta la partita proponendo un gioco piuttosto sterile, ecco il Lionel Messi show : prima ha appoggiato in rete un assist perfetto di Afellay, subentrato poco prima al posto di Pedro, e poi ha segnato un gol stratosferico partendo palla al piede dalla trequarti madridista seminando i cinque avversari che hanno tentato di fermarlo.
Ma ci rendiamo conto di cosa abbiamo visto ieri sera? Sicuramente il gol che sara’ riproposto almeno nei prossimi 30 anni in tutti i montaggi di gol memorabili che saranno sempre ricordati.
Ma ci rendiamo conto di che giocatore abbiamo davanti?
È stato un simbolo, in negativo, di un’epoca, quella degli anni ’70 e del terrorismo globale: a Carlos lo Sciacallo, “il terrorista che ha fatto tremare il mondo“, è dedicata una miniserie evento, ideata, scritta e diretta da Olivier Assayas, che il Festival di Cannes ha ospitato lo scorso anno, facendo un’eccezione trattandosi non di cinema ma di tv, tanto la qualità era eccelsa.
Così l’appuntamento con Carlos è da non perdere visto che al cinema non è uscito e arriva su FX (Sky canale 131) nella versione integrale tv in tre parti dal 21 aprile alle 21,55, dopo aver vinto il Golden Globe per la migliore miniserie.
Racconta la storia di Ilich Ramrez Sanchez (interpretato dal talento venezuelano Edgar Ramirez, The Bourne ultimatum, ma anche il Che da giovane nel film-fiume di Soderbergh) che per due decenni è stato uno dei terroristi più ricercati del pianeta, una primula rossa, il cui nome è nota ancora oggi. L’arco temporale in cui si svolgono le vicende narrate comprende il ventennio che va dal 1974, in cui il terrorista ha cercato di assassinare un uomo d’affari inglese a Londra, e il 1994, quando è stato arrestato a Khartoum.
Una vita diventata leggenda, Carlos rappresenta una figura centrale nella storia del terrorismo internazionale negli anni settanta e ottanta, dall’attivismo a favore della Palestina all’Armata Rossa giapponese. Membro dell’estrema sinistra, ma anche un mercenario al soldo dei potenti servizi segreti mediorientali. Il film racconta le vicende di un rivoluzionario internazionalista, allo stesso tempo manipolatore e manipolato, trascinato dagli eventi della storia contemporanea e dalla sua follia. Assayas lo segue fino alla conclusione del suo percorso, quando si rifugia in Sudan, dove la dittatura islamica, dopo averlo protetto, lo consegna alle autorità francesi. Un personaggio contraddittorio, violento come l’epoca che incarna perfettamente. [..]
Posted by Barbapress on Aprile 15, 2011 in Calcio | ∞
Al termine di Schalke – Inter i responsabili della Nord Kurve dei padroni di casa hanno invitato Raùl Gonzàlez Blanco a festeggiare con loro la qualificazione in semifinale. Lo spagnolo, che in questa Champions League ha segnato 5 gol in 10 partite, non si è fatto pregare ed è salito sulle gradinate per ballare e cantare insieme ai tifosi.
Raul dopo un gol in maglia Schalke 04
Inaspettatamente l’avventura di Gelsenkirchen si è trasformata in una grande chance per lui che l’estate scorsa si era trasferito in Germania per giocare da titolare le coppe europee. Certamente una scommessa vinta la sua.