Posted by Barbapress on Marzo 15, 2015 in Calcio | ∞
“Napoletani, figli di Giulietta” nella curva veronese
Non ci è voluto molto, anche stasera, per capire che tra Verona e Napoli non corre buon sangue. E molto probabilmente poco c’entra il 6-2 rifilato dai partenopei all’andata che puntualmente è stato ricordato nella “flash interview” da Bosko Jankovic a fine primo tempo.
Ma, tra veronesi e napoletani, il rapporto non è stato mai idilliaco o forse non almeno fino a quando lo scontro in campo era “corredato” da tante altre cose. Tante cose, che succedevano sugli spalti.
Lo striscione “Tutti a Verona” al San Paolo di Napoli
Qui di seguito, un pezzo di Errico Novi uscito sul sito (sempre più interessante) di extranapoli.it
“Negli anni Settanta il Bentegodi è terra di conquista. I napoletani ci arrivano a frotte e occupano tutti i settori dello stadio. L’impianto è piuttosto capiente per una squadra di provincia, oltre 40mila posti (quanti ne fa oggi lo Juventus stadium), ma i supporters locali non riescono a riempirlo mai.
Tra l’82 e l’84 però il club partenopeo conosce una grave crisi di risultati, ne risente anche il seguito che gli azzurri hanno in trasferta. E per partite come quella di Verona si muovono molti meno napoletani che in passato. Finisce così in secondo piano un primo conato fortemente razzista della curva sud del Bentegodi: che dopo il passaggio di Dirceu in azzurro dedica al campione brasiliano lo striscione “ora non sei più straniero, Napoli ti ha accolto nel continente nero”. Se ne accorgono in pochi. Passa meno di un anno ed ecco la scena madre [..]”
LEGGI IL RESTO DELL’ARTICOLO QUI[ARTICOLO EXTRANAPOLI.IT]
Il famoso “Benvenuti in Italia” che ha cambiato tutto tra Napoli e Verona
Posted by Barbapress on Gennaio 1, 2015 in Calcio | ∞
30/1/2007: Ronaldo al Milan per 27,5 mln!
C’è ancora qualcuno che li definisce dei semplici ritocchi? Da oggi riparte il calciomercato invernale 2015, se sarà come gli scorsi anni ce ne saranno delle belle da vedere.
Ecco alcuni top acquisti (con relative cifre… €€€) che si sono consumati nel mercato di gennaio:
31 gennaio 2011: Luis Suarez (25 mln €) e Andy Carrol (41 mln di €) vanno al Liverpool!
1 gennaio 2007: Marcelo firma con il Real Madrid per 6,5 mln di Euro dalla Fluminense
3 gennaio 2008: Mats Hummels firma per il Borussia Dortmund per un prestito dal Bayern Monaco da 250.000 €
1 gennaio 2004: Davids firma con il Barcellona arrivando dalla Juve per un prestito da 2 mln €
31 gennaio 2011: David Luiz passa al Chelsea dal Benfica per 14 mln €
24 gennaio 2014: Juan Mata passa al Manchester United di Moyes per 38 mln €
Posted by Barbapress on Novembre 27, 2014 in Spettacolo | ∞
Un nuovo disco, “Pansonica”, 7 brani di cui 6 inediti. 25 anni di Marlene Kuntz, a due decenni, invece, dall’uscita di Catartica. Nel loro tour del 2014, Godano e compagni confermano il loro seguito dei (non più) giovani fans che testimonia l’essere ancora una delle realtà musicali più seguite e apprezzate in Italia. Il primo indizio lo si ha anche dalla data romana che si sposta dal Circolo degli Artisti alla struttura più capiente dell’Atlantico Live per coinvolgere tutti, ma proprio tutti.
Le atmosfere di questa serie di concerti riproduce fedelmente quell’atmosfera creatasi negli anni ’90, persino nell’attesa dell’uscita sul palco del gruppo (a Roma hanno ritardato di più di un’ora!). L’inizio dello spettacolo è di quelli “soft”, quello dei “vecchi tempi” fino a quando Cristiano Godano entra definitivamente in scena. Tutto il pubblico ringrazia i Marlene per l’esibizione di “Mala mela”, quasi mai eseguita dal vivo, mentre sotto il palco si susseguono urla e applausi.
Dopo i primi brani, la contaminazione elettrica inizia a prendere piede. E nel frattempo, dopo una breve spiega di Godano, i progetti “Pansonica” e “Catartica” si incrociano come meglio non si potrebbe con “Donna L” che “esce fuori” con una potenza esplosiva clamorosa. Magia e ballate continuano a inebriare supporters e addetti ai lavori fino a quando arriva il “benedetto” momento: quello dei pezzi più forti, più conosciuti, più sofferti.
Si parte da “Festa Mesta”, un delirio, e i (non più) ragazzi del pubblico si ricordano di quello che erano capaci di fare (pogando) 20 anni fa. L’unica modo per fermarli è quello di abbassare le luci e infilare le bacchette tra le corde della chitarra. I Marlene Kuntz eseguono “Sonica”, il momento clou, se ce n’è uno dell’evento! Un’esecuzione forte, dura, potente che si chiude con Godano che sale sulla batteria, il pubblico che batte le mani con ritmo incalzante, sempre più veloce, e quell’urlo (liberatorio) finale “So,so,so, Sonicaaaaa”…
Dolce, tremante, vibrante: non si può che chiudere con la classica “Nuotando nell’Aria” per riemergere dopo quel tuffo nell’acqua che è durato più di 20 anni. Buon compleanno Marlene!
di Piero Barbaro per la “Voce d’Italia“del 27/11/2014
Posted by Barbapress on Ottobre 15, 2014 in Spettacolo | ∞
Il Moz romano all’Atlantico Live
Aver assistito ad un qualcosa di storico ma senza rendersene ancora conto… Potrebbe essere questo il sentimento di tutti i fans di Morrissey dopo la doppia data romana all’Atlantico Live della Capitale.
Un concerto “rapido” ma di una qualità eccelsa. Un’ora e quaranta minuti scarsa di sonorità “alla Moz” con il suo ultimo lavoro “World Peace Is None of Your Business” dove (personalmente) emergono i brani “Kiss me a lot“, “Earth Is the Loneliest Planet“, “I’m not a man” e la conclusiva, interamente con Morrissey in controluce, “Asleep”. Rispetto alla scaletta della prima serata, solo una sostituzione: “You have killed me” al posto di “Neal Cassady“. In mezzo a tutta questa meraviglia, un trittico di brani targato “The Smiths” con “How soon is now?“, “Meat is murder” e l’encore “Every is like Sunday“.
“La Produzione di Morrissey ricorda che è vietato consumare e introdurre carne o pesce di qualunque tipo all’interno delle aree del locale“… no, non è uno scherzo! E’ la prova della rinomata cultura vegana del Moz raggiunge il suo apice con la sopracitata “Meat is a murder“ dove, a supporto della propria incomparabile voce, Morrissey mostra immagini di animali macellati in qualsiasi modo e maniera.
La serata evento si conclude con il classico bis “incarnato” da “Every is like Sunday”con tanto di invasione pacifica (v. video nel tweet qui sotto) di una ragazza, tale Martina S. (con il quale sono in contatto, ndr) che abbraccia Morrissey sul palco durante il ritornello.
Tutto prende una decisa piega “storica” quando Moz termina il suo concerto strappandosi la camicia all’ultima nota mostrando un fisico del tutto invidiabile (55 anni!) per chi ha condotto una vita da popstar come lui. Forse sarà esagerazione, ma qua si sente, forte, la puzza di Storia della Musica con la “S” maiuscola…
“Tieni duro, benedetto Moz. E grazie” (cit.)
Morrissey nella sua 2^ data romana del 14 ottobre
di Piero Barbaro per la “Voce d’Italia“del 16/10/2014
Posted by Barbapress on Ottobre 5, 2014 in Spettacolo | ∞
Lascia o raddoppia? Quando c’è di mezzo Steven Patrick Morrisey non c’è dubbio su quale sia la scelta. Dopo la notizia del 24 agosto scorso in cui annunciava la sua edizione di una compilation antologica dei Ramones, il cantante di Manchester ha aggiunto recentemente una nuova data nel tour italiano, proprio a Roma.
Oltre il 13 ottobre, all’Atlantico, quindi, anche il 14, per promuovere nuovamente il suo “World peace is none of your business”. Nel suo tour europeo non c’è altro Paese che abbia tutte queste date: oltre a quelle romane, Moz si esibirà anche a Milano (16/10), Bologna (17), Pescara (19), Firenze (21) e chiusura al Gran Teatro Geox di Padova il 22. Domani si partirà dal Portogallo, a Lisbona, e dopo l’Italia sarà la volta di Austria, Germania, Svezia, Danimarca e Polonia, prima di chiudere alla O2 Arena di Londra il 29 novembre.
“Il mio amore per i Ramones è talmente immenso che potrebbe durare più del tempo stesso”.
La copertina dell’Anthology sui Ramones
Chissà se Morrissey ci farà ascoltare anche qualche sonorità di sapore punk, dopo essersi dedicato proprio ai Ramones, la band più iconica delle punk rock americane. La notizia di questa nuova sfida è arrivata dal suo sito fan (semi)ufficiale “True To you” che, come in molti sanno, vede Moz diretto “curatore”. Il post recitava così: “Morrissey ha assemblato la tracklist per l’imminente cd/lp ‘Best of the Ramones’ [..] Morrissey è grato al management dei Ramones per l’invito“.
di Piero Barbaro per la “Voce d’Italia“del 5/10/2014
Posted by Barbapress on Settembre 21, 2014 in Calcio | ∞
Carlos Tevez a San Siro (AP Photo/Antonio Calanni)
Tutto cambia affinché nulla cambi. Sembra che sia proprio così per la nuova Juventus di Massimiliano Allegri; anzi, se ce ne fosse bisogno, sembra ci siano delle nuove chiavi che fanno sperare bene a tutti i tifosi della Vecchia Signora.
Tevez segna anche in Europa (quella che conta!), Pereyra sembra il fratello gemello di Vidal in quanto ad inserimenti offensivi, Coman (classe ’96) sembra un buon affare, pronto da subito, sullo stile di quello di qualche anno fa di Pogba.
GIà finita l’euforia per il Milan di Inzaghi?
Quindi, perchè la Juventus non può ancora superare i 100 punti in campionato? Come visto ieri sera, il Milan o l’Inter, o il Napoli e la Fiorentina, saranno anche cresciute come squadre ma nulla se si pensa alle due corazzate di quest’anno: Juventus e Roma.
Dal rumor estivo delle visite mediche preliminari di Vidal al Manchester United, in molti pensavano (me compreso!) che i bianconeri stessero procedendo verso un lento processo di ridimensionamento e invece…
La squadra di Allegri ha praticamente raddoppiato i ruoli con Evra, Pereyra e Romulo sia che si giochi a 3 che con la difesa a 4; ha cambiato la miscela dei 4 d’attacco, se Tevez è già partito alla grande, per Fernando Llorente non ci sarà l’obbligo di essere decisivo sia in Champions che in campionato. Per questa Serie A anche i seppur giovani Morata e Coman possono bastare per cercare di superare nuovamente i 100 punti.
Con buona pace di tutti i tifosi del calcio italiano che vorrebbero nuovamente un campionato con le celeberrime “7 sorelle”. Ma quelli erano i tempi in cui le squadre italiana arrivavano senza troppi problemi nelle fasi finali di Champions League e Coppa Uefa… ah, che bei tempi!
Posted by Barbapress on Settembre 14, 2014 in Calcio | ∞
Asamoah è in fuorigioco… ma chi l’ha visto?
“Con la Juventus tra il dubbio e il rigore è sempre rigore“
(Francesco Totti, 5 ottobre 2014)
Classifica:
Milan 5;
Juventus 3;
Roma 2 (-6);
Fiorentina 2;
Inter 1 (-1);
Napoli 1 (-3);
Lazio 0;
legenda: favori ricevuti, (torti subiti)
Questa classifica nasce per tutti quelli che pensano che gli errori arbitrali “alla fine dell’anno si compensano“, per tutti quelli che pensano che lo stesso intervento venga valutato nella stessa maniera quando scende in campo questa o quella squadra. Le cose non vanno così e al massimo quello che si compenserà sarà il saldo tra la prima e la seconda di questa particolare classifica.
Viste le molte discussioni nate durante l’anno, ricordo che questa classifica (non imparziale, ma parziale perché redatta dal mio punto di vista!) prende in considerazione solo eventi chiari e indifendibili che succedono nel rettangolo di gioco (ndr,come quello nella foto qui in alto). Dove ci sia un (mio) dubbio, dove una situazione (a me) non chiara, il contatore non partirà e tutto rimarrà così com’è.
P.S. Sono prese in considerazione solo le squadre che lottano per qualcosa nelle posizioni più alte della classifica.
Posted by Barbapress on Agosto 21, 2014 in Moda, Musica | ∞
A proposito di moda: Ozzy Osbourne!
Moda e Rock si sono sempre accompagnati a braccetto fin dalle origini del genere musicale che ha rivoluzionato i costumi della società. La nota comune che ha sempre collegato assieme i due mondi è quella degli eccessi. Dai fenomeni di massa rappresentati da idoli immortali come John Lennon, alle ramificazioni del rock più di nicchia come il metal di Ozzy Osbourne (nella foto), gli eccessi hanno caratterizzato, così come nel mondo della moda, l’anima più ribelle del rock.
Un nome in particolare spicca fra gli stilisti più famosi che hanno saputo inventare gli stili originali delle rock star, ovvero quello di John Varvatos. Lo stilista sognava da piccolo di divenire anche lui un star della musica rock del calibro dei suoi musicisti preferiti, Jimmy Page e Keith Richards.
Presto Varvatos si dovette però arrendere al fatto di non possedere abbastanza talento per eguagliarli, dandosi invece al mondo della moda. “Rock in Fashion” è il libro edito da Harper Design, firmato proprio dallo stilista, che raccoglie tutte le immagini più significative che illustrano l’influenza della musica rock sulla moda e lo stretto rapporto che c’è sempre stato fra la stravaganza nel vestire e una musica che ha tastato il terreno inesplorato di tutto ciò che è alternativo.
Jimmy Page, fondatore dei Led Zeppellin nel 1968
Gli elementi che hanno caratterizzato le rock star, rendendola in alcuni casi subito riconoscibili proprio per lo stile che esibivano, variano moltissimo. Si va dalle capigliature folte e vivaci che hanno reso immortali i Roxette al grunge di Kurt Cobain che ha saputo ispirare migliaia di giovani e che ancora oggi echeggia nello stile un po’ trasandato che viene spesso imitato nelle vetrine di tutto il mondo, con ad esempio i jeans scoloriti e strappati.
David Bowie ha saputo invece lanciare, rendendolo popolare come forse nessun altro prima e dopo di lui è stato capace di fare, il concetto dell’androgino nella moda. Uno stile che unisce assieme maschile e femminile, prelevando da entrambi i mondi gli elementi che li contraddistinguono, mischiandoli assieme, giocando e al contempo sfidando quelle che sono le convenzioni sociali sulla sessualità.
Anche The Cure, raggiungendo le vette più alte della notorietà negli anni Ottanta, hanno contribuito a rendere meno definite le differenze fra moda maschile e moda femminile, sperimentando sia nell’abbigliamento – che ha saputo raccogliere, così come la loro musica, l’eredità del punk, reinventandolo – che nel make-up che ha smesso di essere una prerogativa appartenente unicamente al mondo delle donne.
Keith Richards, membro fondatore dei Rolling Stones
La moda e il rock sono stati spesso caratterizzati anche dai contrasti interni. Keith Richards ha affermato che lo stile estremo dei Rolling Stones fu un atto di ribellione nei confronti di quello pulito e curato dei Beatles. La moda ha anche giocato un ruolo da protagonista sul palco, in alcuni casi diventando il marchio degli artisti che la indossavano e successivamente come articolo da collezione per i fun.
Steven Tyler decise di riciclare la sua tunica portafortuna facendola a brandelli e legandoli all’asta del microfono nei concerti, diventando un simbolo di anticonformismo e individualità.
La moda e il Rock continueranno sempre ad accompagnarsi l’un l’altro, influenzandosi a vicenda e ridefinendosi, finché ci sarà una telecamera, o l’obiettivo di un paparazzo, deciso a immortalare le gesta dei grandi artisti della musica.
Ultima giornata elettrica a dir poco fin da quando, anzi soprattutto, compaiono sul palco dello Space Stage i “The Subways”. Billy Lunn e Charlotte Cooper danno vita all’ora e mezza forse più intensa di tutta la manifestazione: il gruppo inglese con “Rock & Roll Queen”, “Oh yeah” (se ne ricorderanno i fans della serie televisiva “O.C.”) e soprattutto “We don’t need Money to Have a Good Time” fanno letteramente impazzire il pubblico… ma non solo!
Perchè anche Billy Lunn “impazzisce” si mette in testa di praticare il vero “stage diving”: durante l’ultimo pezzo si butta in mezzo al pubblico e si fa portare a spasso in giro per il Green Park; non contento si arrampica sulla struttura della regia luci e si ributta (da un’altezza non meno di 3 metri) di nuovo tra i fans che lo riaccompagnano sul palco per chiudere canzone e esibizione. Roba da Frequency Festival!
Sullo Space Stage seguono poi Editors e “The Kooks” ma tutti sono ormai in attesa di Brian Molko e ovviamente dei Placebo. Il gruppo inglese “viene in pace” come dice il proprio frontman e ai pezzi dell’ultimo album (Loud Like Love) non possono certo mancare alcuni storici come “Meds” e “Every Me Every You”.
Non si fa fatica a parlare di un gruppo completamente rigenerato dalle ultime critiche, una band che lascia spazio alle quelle riflessioni tipiche dei Placebo ben accompagnate dai consueti vortici di effetti e distorsioni.
“My computer thinks I’m gay”, così inizia “Too many friends”, una canzone sulla quale Molko pone una notevole attenzione anche prima della sua esecuzione: è la fotografia di un’epoca che si sta lasciando controllare dalla tecnologia, dove i rapporti umani diventano più banali fino ad arrivare al loro assottigliamento.
Ma non possono saltare il giro per la band inglese anche le immancabili “The bitter end” e “Special K” che fanno saltare tutti, come ogni singolo concerto, con un’energia quasi inspiegabile per essere a fine concerto. Chiusura con “Infrared” anche se i raggi in realtà sono verdi, ma va bene così! Alla fine non rimane che dire “Ya, das ist gut”!
di Piero Barbaro per la “Voce d’Italia“del 18/8/2014