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Caro Mr. Pallotta, “answers” significa risposte!

Posted by Barbapress on Aprile 4, 2013 in Calcio | ∞

James Pallotta, presidente dell’A.S. Roma

In attesa dell’arrivo di James Pallotta a Roma, il nuovo presidente dell’A.S. Roma è tenuto a dare delle risposte accumulatesi in questo periodo lontano dalla Capitale. Purtroppo è e sarà sempre così, il “territorio” è il territorio, e poco serve la figura di Italo Zanzi che come un disco rotto non smette mai ricordare – in conferenze stampa istituzionali societarie o magari tramite twitter – del progetto (vincente?) a medio e lungo periodo degli americani.

Kark-Heinz Rummenigge e Uli Hoeness

L’ultima tornata di Champions League ha visto un crollo della Juventus campione d’Italia o, forse meglio, l’incredibile solidità, fisicità e intraprendenza del Bayern Monaco. Ma quello che si vede sul campo verde all’Allianz Arena è anche un mix di quello che si vede, o vedrà, fuori dal campo. C’entreranno qualcosa la figura di Karl-Heinz Rummenigge e Uli Hoeness in tribuna? E il nuovo direttore sportivo Mathias Sammer, che in passato schifava il Bayern e qualsiasi cosa succedesse in Baviera? E in panchina? Quanto conta anche un allenatore come Jupp Heynckes che già sa che sarà l’ultimo anno alla guida del Bayern, ma nonostante questo punta sia al campionato (quasi vinto!) che alla Champions? E il Guardiola in arrivo?

James Pallotta con Franco Baldini allo Stadio Olimpico

Di tutte queste figure che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia del calcio tedesco, neanche una è avvicinabile ai nostri Zanzi, Baldini, Sabatini, Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli. Quando si parla di “territorio” si parla di “campo”, si parla di scarpini sotto il doppio petto, di presenza sul campo di allenamento e durante il riscaldamento pregara della squadra.

Chissà se così, in una città come Roma, si potranno evitare di figure disgustose come quella di sabato scorso a Palermo. Che ne pensa Mr. Pallotta?

di Piero Barbaro per “Calcissimo” dell’ 4/4/2013
@barbapress

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A.S. Roma: il dilemma del centravanti che non c’è più!

Posted by Barbapress on Marzo 11, 2013 in Calcio | ∞

Si può correre il rischio di passare per nostalgici ma nella Roma degli ultimi 12 anni non c’è più stato nessuno in grado di avvicinare il carattere e le caratteristiche del centravanti, uno alla Batistuta insomma. Totti a parte (come in altre molte le cose), per la squadra giallorossa hanno provato a vestire la maglia “numero 9” Vucinic, Borriello e Osvaldo. Quest’ultimo ha provato a far ricordare il bomber argentino dello scudetto 2001 anche con l’esultanza della “mitraglia“, ma di questi tempi a Roma non ci si ricorda neanche più di quella.

Eppure proprio l’italo-argentino, se si riguardano i gol degli ultimi anni con la maglia di Espanyol e Roma stessa, è quello che più di tutti potrebbe assomigliare a Batistuta: ottima tecnica individuale, rapace in area di rigore, colpo di testa e anche più bravo a muoversi lontano dai 16 metri, lontano dalla porta insomma. Però, c’è un però, senza quella testa giusta per poter affrontare le situazioni difficili, come quella attuale, di un periodo di magra senza gol. Che dovrebbe dire allora il povero Cavani che tra poco si ritroverà il principale responsabile per non esser riuscito, da solo, a tenere il passo della Juventus?

Ci aveva provato pure Vucinic a vestire la maglia numero 9 della Roma, quella del centravanti, ma il montenegrino è stato, è e sarà tutto tranne che un vero attaccante di peso, quello da 20 gol a stagione insomma.

E pensare che l’attaccante ex Roma riceve attualmente anche le critiche di alcuni tifosi juventini: tira forte di collo quando dovrebbe piazzare la palla, apre il piatto quando invece dovrebbe sfondare la rete.

Non aveva il numero 9 ma il 22. Anche Marco Borriello c’ ha provato, ma non c’è riuscito. Per l’attaccante napoletano, però, le attenuanti per non aver avuto mai un allenatore che credesse davvero nell’attaccante di peso: Luis Enrique prima, e Zeman poi. Prima di questi 2 allenatori, anche per Borriello un rigore rubato (a Pizarro) in una trasferta di Champions di Donetsk nel 2011 e quel labiale (v. video alla fine, ndr) sui quei presunti “25 mila gol” segnati che non giustificavano una sua presenza in panchina.

Un’esultanza di Borriello dopo un gol con la Roma

A differenza di Osvaldo, però Borriello sta riconquistando fiducia in se’ stesso, non tanto nei suoi 6 mesi juventini quanto nel Genoa dove sta offrendo delle ottime prestazioni (8 gol finora, ndr) nonostante la delicata situazione di classifica della squadra ligure. E proprio Borriello ha ancora un contratto in essere, scadenza giugno 2015… Sapete con chi? Con la Roma. Un possibile ritorno di fiamma?

di Piero Barbaro per “Calcissimo” dell’ 11/3/2013
@barbapress

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A.S. Roma: siamo in piena era spallettiana, Parte II!

Posted by Barbapress on Marzo 4, 2013 in Calcio | ∞

Una ventata di normalità era quello che si auspicava e si sperava con l’arrivo di Aurelio Andreazzoli alla guida della Roma. Basta con quei ritmi frenetici, con quelle verticalizzazioni a prescindere e con quel modulo difficilmente “calzabile” su questa rosa costruita da Baldini e Sabatini nella scorsa estate.

È stato lo stesso ds romanista, per esempio, alla presentazione dell’ultimo acquisto Vasilis Torosidis, a dire che il greco non era proprio il prototipo di terzino che poteva fare al caso del Zeman. E proprio l’ex capitano dell’Olympiakos, invece, è stato uno dei migliori nelle tre uscite di Andreazzoli.

Il gol di Torosidis a Bergamo contro l’Atalanta

Non c’è da stupirsi quindi se la squadra romanista, sempre contro l’Atalanta riesce a segnare proprio con Torosidis, con la classica palletta “spallettiana” (di Bradley nel caso specifico) sulla fascia alle spalle dei terzini; non c’è da rimanere increduli, non tanto il fatto che segni Perrotta, ma che il 35enne arrivi al gol con il classico taglio “spallettiano” sul cross sul primo palo.

Guarin contro Marquinhos nella gara d’andata di Coppa Italia

In striscia vincente da 3 partite, nell’ambiente Roma torna di moda il raggiungimento del 3° posto, lontano non dal punto di vista numerico di punti in classifica, quanto nel numero di squadre che ha davanti a se’ e che dovrebbero calare vistosamente tutte. Il vero obiettivo è quel 17 aprile nel quale la squadra giallorossa giocherà a San Siro nella partita di ritorno della semifinale di Coppa Italia.

Un’eventuale passaggio del turno, oltre a regalare il derby romano in finale, regalerebbe, probabilmente, una qualificazione in Europa League che rimane l’obiettivo minimo per una stagione,  per il secondo anno americano consecutivo, partita male

di Piero Barbaro per “Calcissimo” del 4/3/2013
@barbapress

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Quando il campione uccide: da O.J. Simpson ad Oscar Pistorius!

Posted by Barbapress on Febbraio 14, 2013 in Attualità, Calcio, Cronaca | ∞

O.J. Simpson ai tempi dei Buffalo Bills!!!

Era un’icona. Un modello. Un esempio per tanti. Oscar Pistorius ha cancellato tutto, una vita da sportivo esemplare, nel giorno di San Valentino. Che si tratti o meno di una tragica fatalità, l’omicidio della sua fidanzata – la splendida Reeva Steenkamp – non è un unicum nel mondo dello sport. Ce n’è per tutti, dal calcio alla boxe, dal wrestling al football americano.

Luciano Re Cecconi, la sua tragedia risale al 1977

La polizia di Pretoria esclude si tratti di un errore, come ha raccontato Pistorius evocando per certi versi la tragedia che colpì nel ’77 il laziale Luciano Re Cecconi dopo una rapina improvvisata per scherzo. La tragedia di Pistorius sembra più simile ai casi – e non sono pochi – di amore finito male.

Il più recente è il dramma di Jovan Belcher – ex linebaker dei Kansas City Chiefs – che il primo dicembre scorso si sparò in auto al campo di allenamento dopo aver ucciso la fidanzata. Stesso sport, stessa tragica fine, ma epilogo giudiziario diverso: O.J. Simpson, storico runningback di Buffalo Bills e San Francisco 49ers, reso ancor più celebre dalla partecipazione alla serie “una pallottola spuntata” in cui interpretava l’agente Nordberg, rimase l’unico sospettato per la morte della ex moglie e di un giovane cameriere uccisi a coltellate. Assolto dal processo penale, l’ex attore – che fu vicino anche a interpretare Terminator prima che il ruolo fosse affidato a Schwarzenegger – fu condannato dal processo civile a un risarcimento milionario.

Anche la storia del calcio presenta episodi dal finale tragico. Nel 2011 Edmundo fu accusato di omicidio colposo per un incidente del ’95 in cui morirono 3 persone, tra cui la ragazza che viaggiava con lui. Sempre in Brasile, Bruno – ex portiere del Flamengo – uccise l’amante da cui aspettava un figlio. Un figlio che Bruno non voleva. Era addirittura minorenne, di soli 15 anni, la fidanzatina di Andrew Hall – 18enne talento dello Stoke City e del calcio inglese, uccisa dal giovane con 60 coltellate per un attacco di sciocca gelosia a una festa.

Oscar Pistorius accusato di omicidio volontario

Sport violento per eccellenza è il wrestling, ma nessuno si sarebbe aspettato che il 2 volte campione del mondo Chris Benoit – idolo di tanti ragazzini – si suicidasse nel 2007 a 40 anni dopo aver ammazzato la moglie Nancy e il figlio Daniel.

Pistorius non è stato il primo – e probabilmente non sarà l’ultimo – a distorcere il senso dell’amore nella violenza. Come l’atleta sudafricano, anche Carlos Monzon, pugile argentino campione del mondo nel ’77, nell’88 uccise la moglie proprio nella notte di San Valentino. Per tanti la festa degli innamorati, una festa che anche Reeva credeva di passare diversamente..

da sky.it

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Aurelio Andreazzoli: un ritorno alla normalità!

Posted by Barbapress on Febbraio 7, 2013 in Calcio | ∞

Aurelio Andreazzoli

Cosa c’entra Aurelio Andreazzoli con questo?

Usa il sinistro come piede perno, col destro invece accarezza la palla spostandola da destra a sinistra, e poi di nuovo a destra con un colpo di tacco… e l’avversario è ormai fuori causa.

Il 18 ottobre del 2006, così, dopo il cucchiaio, la rabona, la bicicletta, l’antico doppio passo, l’elastico e il sombrero, Rodrigo Taddei durante una gara di Champions League contro l’Olympiakos sfoggia il suo “Aurelio” (ndr un fotogramma nella foto).

L’ “Aurelio” di Taddei in Champions League contro l’Olympiakos

Aurelio, proprio come Aurelio Andreazzoli, storico allenatore in seconda di Luciano Spalletti, ovvero l’ispiratore di quella giocata, colui che durante gli allenamenti spesso incitava lo stesso Taddei a provarla più spesso nei 90’ di gara.

Andreazzoli, 59enne, fresco sostituto dell’esonerato Zeman, vive da 8 anni a Trigoria, e questo dovrà essere il suo vantaggio, rispetto a qualsiasi altro nuovo allenatore in arrivo. Conosce bene l’ambiente Roma, l’ambiente Trigoria, quel malsano clima che si era creato in questa stagione con il tanto desiderato (da molti, ma non da tutti) ritorno di Zeman sulla panchina giallorossa.

L’esperienza vissuta in 8 anni al centro tecnico “Fulvio Bernardini” saranno la base da cui partire per riportare la “normalità” nella Roma. Quella normalità a cui si ispirava Luciano Spalletti, suo mentore sia ad Udine che nella stessa Roma.

Quella normalità evocata dall’allenatore di Certaldo che convinse tutti i tifosi che se Ronaldinho (nel Barcellona di Rijkaard) poteva pressare e rincorrere il terzino sulla sua fascia, allora lo stesso lavoro lo poteva svolgere anche Cassano, che invece si fermava dopo aver perso palla e rilanciato l’azione avversaria.

Certo, quella Roma, veniva da un anno “anormale”: quel 2004-2005 in cui ben 5 allenatori (Prandelli, Völler, Sella, Del Neri, Bruno Conti) si alternarono sulla panchina giallorossa; una Roma che aveva perso più partite (15) di quelle che aveva vinto (11), salva alla penultima giornata dopo aver collezionato 7 espulsioni e 87 ammonizioni in 38 partite.

La situazione attuale non è così disperata (10 vittorie, 4 pareggi, ma anche 9 sconfitte) ma bisognerà necessariamente ripartire da quei “comportamenti” che sempre Spalletti sbandierava, e non perdeva occasione di buttare in mezzo in ogni discorso, ad ogni conferenza stampa.

Spalletti ai tempi della Roma

Si dovrà tornare, se si seguirà il metodo spallettiano, ad allenarsi pensando a situazioni di campo, sia tattiche che psico-fisiche, insomma, quello che si va ad incontrare la domenica.

Rimanere in 10 uomini, gestire un gol di vantaggio, ma anche saperne rimontare 2, sapere quando è il momento di aspettare l’avversario o quando chiuderlo nella propria metà campo.

Tutti verso un’unica strada, quello dell’ “essere normali”. Un obiettivo davvero impegnativo in una città come Roma in cui basta poco per tornare alla Rometta: pro o contro De Rossi? A favore o contro Zeman? Doppia seduta d’allenamento sì o doppia seduta no?

di Piero Barbaro per “Calcissimo” del 6 febbraio 2013
@barbapress

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A.S. Roma: perchè è “meglio senza Zeman”

Posted by Barbapress on Febbraio 5, 2013 in Calcio | ∞

Zeman nell’ultimo suo anno nella A.S. Roma

La squadra di calcio della Roma ha esonerato il suo allenatore Zdenek Zeman. “Esonerato” è molto diverso da “licenziato”. In Italia gli allenatori non si possono licenziare, a meno di volersi infilare in mille scomode beghe legali, quindi si “esonerano”.

Vuol dire che Zeman rimane a tutti gli effetti un dipendente della Roma, pagato regolarmente ogni mese fino alla scadenza del suo contratto, giugno 2014, pur non lavorando. La Roma non “esonerava” un allenatore da sedici stagioni, dal 1997: da allora gli allenatori della Roma sono sempre andati via alla scadenza del loro contratto o, a fronte di risultati non soddisfacenti, in conseguenza delle proprie dimissioni. Salvo Cesare Prandelli, che lasciò la Roma nel 2004 per via della malattia della moglie, è quello che in questi anni hanno fatto Rudi Vueller, Gigi Delneri, Luciano Spalletti, Claudio Ranieri e Luis Enrique.

[…] Discutere di quanto è accaduto in questi sei mesi alla Roma è interessante, per chi oltre a essere un tifoso è anche un appassionato di calcio (le due cose non coincidono necessariamente): c’è una squadra che si sta ricostruendo quasi da zero, complice una nuova proprietà, che insegue un’idea di calcio spettacolare e divertente e che da due anni ingaggia per questo allenatori spregiudicati, “seducenti” e carismatici, fallendo ogni volta.

Una gran storia, che potrebbe dire molto dello stato dell’arte del calcio, e forse di più ampie relazioni in questo paese tra l’innovazione, i risultati e il consenso. Il problema è anche che in Italia, dove si parla moltissimo di calcio ma raramente si cerca di capirlo, Zdenek Zeman è uno di quegli argomenti di cui non si può discutere.

Zdenek Zeman

Tutti sanno già tutto su Zdenek Zeman: ognuno ha già una sua opinione, solida e radicale, come accade coi personaggi più polarizzanti, e non è disposto a cambiarla praticamente in nessun caso. [..] Nessuno cambia idea su Zeman, attorno al quale girano due culti opposti. Gli zemaniani, in molti dei quali le difficoltà di questi giorni hanno aggravato i toni da missione religiosa, citano un elenco lungo così di persone, cose e macchinazioni che avrebbero più responsabilità di Zeman nel disastro della Roma di questa stagione: la colpa è di qualcun altro, punto.

Gli antizemaniani si danno di gomito più o meno ogni domenica da sei mesi e oggi hanno l’occasione di dire, semplicemente, che avevano ragione, fregandosi le mani. In un paese in cui poche persone cambiano idea su quasi qualsiasi argomento – tema enorme, e anche questo va molto oltre il calcio – su Zeman tutti hanno già deciso cosa pensare. Eppure questi sei mesi sono stati un fatto nuovo.

Josè Mourinho ai tempi dell’Inter

[..] Le cose peggiori però Zeman le ha mostrate dal punto di vista umano. Si dice spesso di José Mourinho – e dei grandi allenatori in generale – che è bravo anche perché riesce a catalizzare su di sé le responsabilità e le attenzioni, alleggerendo quelle dei calciatori. Zeman ha sempre fatto l’esatto contrario.

A sentirlo, le colpe quest’anno sono state sempre degli errori degli arbitri, della mancanza di concentrazione dei calciatori, della mancanza di disciplina, addirittura della pioggia e dell’influenza. Zeman è arrivato ad accusare in conferenza stampa, chiamandoli per nome e di fatto isolandoli, i calciatori secondo lui preoccupati solo “dai propri interessi personali” o non in grado di capire il suo gioco. Oppure di lamentarsi della mancanza di “regole scritte”, nella stessa squadra che un anno fa tenne un giocatore in panchina per un ritardo di pochi minuti o per aver litigato con un compagno. Mai nel corso di questa stagione Zeman si è assunto un pezzetto di responsabilità relativamente ai risultati deludenti della Roma: che è una cosa che i leader fanno, se vogliono essere trattati come tali.

[..] L’esonero di Zeman non serve a salvare una stagione che per la Roma ormai è buttata. Serve a evitare altri danni: come quelli fatti a Daniele De Rossi, Marteen Stekelemburg e Nicolás Burdisso, calciatori di livello internazionale tritati da sei mesi assurdi, accusati persino di essere pigri e non aver voglia di allenarsi.

Per la Roma l’esonero di Zeman è una tappa di questo faticoso percorso di ricostruzione di una squadra da zero, una cosa che richiede tempo: la Juventus, che era la Juventus, dopo la retrocessione in B ci ha messo sei anni. Per molti tifosi potrebbe essere l’occasione per un gesto inedito: imparare a cambiare idea, ogni tanto. Maturare un atteggiamento un po’ più laico, un po’ più dubbioso, un po’ più critico: pensare di più non vuol dire tifare di meno. Lasciare perdere le missioni religiose e i complotti, ridimensionare i santoni e convincersi che persino Lui, persino Zeman, ogni tanto, può sbagliare.

LEGGI L’ARTICOLO INTEGRALE QUI

di Francesco Costa sul “Il Post” del 2 febbraio 2013

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1° Trofeo “Lo sai che c’è? Nel dubbio diamoglielo!”: la vittoria va al Milan!

Posted by Barbapress on Gennaio 27, 2013 in Calcio | ∞

Asamoah in fuorigioco... ma chi l'ha visto?
Questa classifica nasce per tutti quelli che pensano che gli errori arbitrali “alla fine dell’anno si compensano“, per tutti quelli che pensano che lo stesso intervento venga valutato nella stessa maniera quando scende in campo questa o quella squadra. Le cose non vanno così e al massimo quello che si compenserà sarà il saldo tra la prima e la seconda di questa particolare classifica.

Viste le molte discussioni nate durante l’anno, ricordo che questa classifica (non imparziale, ma parziale perché redatta dal mio punto di vista!) prende in considerazione solo eventi chiari e indifendibili che succedono nel rettangolo di gioco (ndr, come quello nella foto qui in alto). Dove ci sia un (mio) dubbio, dove una situazione (a me) non chiara, il contatore non partirà e tutto rimarrà così com’è.

Classifica:

Milan 16 (-1);
Juventus 8 (-3);
Fiorentina 4 (-2);
Udinese 4;
Napoli 3
Lazio 3 (-3),
Roma 2 (-8),
Inter 1 (-5)

legenda: favori ricevuti, (torti subiti)

P.S. Sono prese in considerazione solo le squadre che lottano per qualcosa nelle posizioni più alte della classifica.

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Mauro Icardi, altro che sub 20! Delio Rossi preferisce farlo giocare titolare in Serie A e i risultati si vedono! Ma già da piccolo segnava che era una bellezza…

Posted by Barbapress on Gennaio 8, 2013 in Calcio | ∞

Mauro Icardi festeggia la doppietta allo Juventus Stadium!

Dopo la doppietta allo Juventus stadium, è definitivamente sbocciato il taleno Mauro Icardi. La sua storia comincia a 9 anni, sull’isola di Las Palmas, quando viene tesserato dall’Unión Deportiva Vecindario: con i Blanquinegros Mauritos segna in 384 gol in 5 anni, che gli valgono la cantera del Barcellona.

Coi blaugrana, in due anni segna 38 gol: poi, a 17 anni, viene venduto alla Sampdoria per soli 400mila euro. Quest’estate il Barca chiede alla Sampdoria di riaverlo: ma a Genova nessuno vuole rinunciare alle capacità del baby fenomeno. E non si sono sbagliati: Delio Rossi giustamente lo preferisce giocare titolare in campionato piuttosto che dargli l’opportunità di giocare con la sua sub 20!

Ecco, le giocate di Maurito quand’era poco più che un bambino!

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Tutti pazzi per un classe ’92 come El Sharaawy… ma nel mondo c’è Neymar jr.

Posted by Barbapress on Gennaio 8, 2013 in Calcio | ∞

Un altro 20 enne, di 6 mesi più “vecchio” del Faraone, che già da anni incanta il mondo intero: parliamo di Silva Santos Júnior, meglio noto come Neymar.

Già 123 gol in 4 stagioni al Santos, e futuro sposo (si dice) di Barcellona o Real. Oggi si dice che valga circa 60 milioni di euro: non pochi, ma nemmeno troppi, forse, per uno che, a soli 19 anni, faceva cose del genere.

Neymar con la maglia del Brasile!

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